Le stelle non cadono: viaggio nella notte di San Lorenzo tra scienza e meraviglia
Giuseppe Mangano e Cinzia Defendi ci guidano tra Perseidi, comete e asteroidi, là dove l’astronomia incontra l’arte e il cielo torna a raccontare la nostra storia
Da secoli alziamo gli occhi aspettando quella breve scia luminosa alla quale affidare un desiderio, quasi che per pochi istanti l’universo decidesse di interrompere il proprio silenzio per rivolgersi direttamente a noi.
Ma che cosa stiamo realmente guardando quando diciamo che «cade una stella»?
Da questa domanda, apparentemente semplice, ha preso avvio l’interessante incontro online del 10 agosto 2026, ospitato sulla piattaforma del notaio Abbruscato, che ancora una volta ha offerto uno spazio di confronto culturale capace di mettere in comunicazione discipline e sensibilità differenti.
Protagonisti della serata sono stati il professor Giuseppe Mangano, studioso di geologia, sismologia, astronomia e astrofisica solare, nonché musicista e divulgatore, e la professoressa Cinzia Defendi, artista, musicista e docente, la cui ricerca attraversa arte, scienza, archeoastronomia e osservazione satellitare. Due percorsi differenti, dunque, ma accomunati da un medesimo desiderio: leggere ciò che accade sopra di noi senza rinunciare né al rigore della scienza né allo stupore.

Le stelle che non cadono
Il primo mito da abbandonare è anche il più affascinante: quelle che noi diciamo stelle cadenti non sono stelle.
Quelle che nella tradizione popolare chiamiamo lacrime di San Lorenzo sono fenomeni luminosi prodotti da minuscoli frammenti di materia che, entrando ad altissima velocità nell’atmosfera terrestre, producono le scie che osserviamo nel cielo. Nel caso delle Perseidi, la Terra attraversa periodicamente una regione dello spazio disseminata di detriti cometari.
Durante l’incontro Mangano ha ricordato proprio questo passaggio fondamentale: dietro la poesia della notte di San Lorenzo esiste una precisa dinamica celeste.
La cosa forse ancora più sorprendente è che il fenomeno non appartiene soltanto alle notti di agosto. La Terra incontra continuamente materiale proveniente dallo spazio. Minuscole particelle di polvere cosmica raggiungono l’atmosfera e, in parte, arrivano fino alla superficie terrestre e ai fondali oceanici. Il nostro pianeta, dunque, vive immerso in uno scambio continuo con il cosmo.
È un’immagine straordinaria: mentre camminiamo per le nostre città e siamo assorbiti dalle preoccupazioni quotidiane, minuscoli frammenti provenienti dallo spazio continuano silenziosamente a raggiungere la Terra.

Le comete, viaggiatrici del Sistema solare
Il viaggio della serata si è quindi spostato verso le comete.
Sono tra gli oggetti più spettacolari del cielo e, nello stesso tempo, fra quelli che maggiormente hanno alimentato miti, paure, interpretazioni religiose e interrogativi scientifici.
Per secoli una cometa poteva essere considerata un presagio. Oggi sappiamo descriverne molto meglio natura e movimento, ma questo non le ha rese meno affascinanti. Anzi, forse è accaduto il contrario.
La loro apparizione ci ricorda le dimensioni temporali dell’universo. Alcune ritornano dopo intervalli compatibili con una vita umana; altre percorrono orbite talmente estese che il loro ritorno può richiedere secoli o millenni. L’uomo le osserva per qualche settimana o qualche mese, mentre esse continuano un viaggio cominciato molto prima della nostra nascita e destinato a proseguire molto dopo di noi.
Nel corso dell’incontro sono state ricordate alcune celebri protagoniste della storia dell’astronomia, dalla cometa di Halley alla Hyakutake e alla Shoemaker-Levy 9, che nel 1994 offrì agli astronomi lo spettacolo eccezionale di una collisione con Giove.
Ed è proprio qui che il cielo smette di apparire come uno scenario immobile.
Il Sistema solare è dinamico. I corpi si attraggono, modificano le proprie traiettorie, si frammentano, entrano in collisione. Quello che dalla Terra ci appare eterno è in realtà teatro di trasformazioni continue.
Quando dal cielo arriva la catastrofe
Dalla bellezza delle comete il discorso si è inevitabilmente spostato verso un interrogativo più inquietante: che cosa accadrebbe se un grande asteroide fosse diretto verso la Terra?
Non si tratta soltanto di fantascienza.
La storia geologica del nostro pianeta conserva le cicatrici di collisioni avvenute in epoche remotissime. I crateri da impatto sono la testimonianza materiale di un Sistema solare nel quale gli incontri fra corpi celesti hanno avuto conseguenze gigantesche sull’evoluzione dei pianeti e, in alcuni casi, della vita stessa.
Da qui nasce anche uno dei compiti più affascinanti dell’astronomia contemporanea: osservare e catalogare gli oggetti che transitano nelle regioni relativamente vicine alla Terra, calcolarne le orbite e individuare con grande anticipo eventuali traiettorie pericolose.
Il cielo, insomma, deve essere contemplato, ma anche sorvegliato.
Ed è significativo che Mangano abbia concluso questa parte dell’intervento spostando la questione dal terreno puramente astronomico a quello della responsabilità collettiva. La conoscenza scientifica richiede ricerca, osservatori, tecnologie e cooperazione internazionale. Di fronte a pericoli che riguardano l’intero pianeta, le divisioni dell’umanità diventano improvvisamente piccolissime.
La sua riflessione si è condensata in un’espressione semplice: «Prima di tutto la vita». Una sollecitazione a considerare la ricerca e la difesa planetaria come terreni sui quali l’umanità dovrebbe essere capace di collaborare.
Il cielo entra nell’arte
Ed è a questo punto che la prospettiva di Cinzia Defendi ha introdotto nell’incontro una dimensione diversa e complementare.
Perché l’uomo non si è mai limitato a misurare il cielo.
Lo ha dipinto, raccontato, trasformato in simbolo; ha costruito edifici orientandoli secondo fenomeni astronomici, ha letto nelle apparizioni delle comete messaggi divini, presagi, annunci di cambiamenti.
Defendi, la cui ricerca mette in relazione immagini satellitari, territorio, geometrie naturali, architettura e archeoastronomia, ha mostrato quanto sia fertile il territorio di confine fra conoscenza scientifica e rappresentazione artistica. Il suo lavoro cerca infatti di ricostruire il dialogo fra «cielo, architettura e cultura del tempo», creando un ponte fra scienza e arte, visibile e invisibile.
Particolarmente suggestivo è stato il riferimento alla grande cometa del 1577, uno degli eventi astronomici più celebri dell’Europa moderna.
Per Defendi quella cometa diventa qualcosa di più di un oggetto astronomico: è un «filo luminoso che unisce il passato al nostro presente», capace ancora oggi di generare domande e nuove forme di bellezza.
È forse proprio questa l’immagine che meglio riassume l’intera serata.
L’arte osserva, la scienza misura
A un certo punto Cinzia Defendi ha pronunciato tre brevi proposizioni che contengono quasi un programma culturale:
«L’arte osserva, la scienza misura, la cultura interpreta».
Tre azioni differenti che non hanno bisogno di combattersi.
La scienza misura il periodo di una cometa, ne calcola la traiettoria, analizza la composizione della materia e cerca di prevedere un possibile impatto.
L’arte prende quella stessa cometa e la trasforma in immagine.
La storia cerca di comprendere che cosa abbia significato per gli uomini che la videro attraversare il cielo quattro o cinque secoli fa.
La cultura mette insieme questi sguardi.
Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più riusciti dell’incontro promosso dal notaio Abbruscato: avere trasformato la notte delle stelle cadenti nell’occasione per superare i confini tradizionali fra le discipline.
Continuiamo ad alzare gli occhi
Alla fine resta la notte di San Lorenzo.
Restano le persone che escono su un balcone, raggiungono una spiaggia o cercano un luogo lontano dall’inquinamento luminoso e aspettano pazientemente una scia.
Ora sappiamo che non è una stella.
Sappiamo che dietro quel lampo ci sono orbite, frammenti cometari, velocità enormi, atmosfera, materia e leggi fisiche.
Eppure sapere tutto questo non distrugge la poesia. La rende, semmai, ancora più profonda.
Quella piccola luce che attraversa per un istante il cielo ci ricorda che la Terra non è separata dall’universo. Ne fa parte. Viaggia al suo interno, ne raccoglie la materia, ne subisce le forze e ne condivide la storia.
E’ questa la lezione più bella lasciata dall’incontro di Giuseppe Mangano e Cinzia Defendi.
Per comprendere il cielo abbiamo bisogno degli strumenti dell’astronomo, delle conoscenze del geologo, delle immagini dell’artista e della memoria dello storico.
Ma abbiamo bisogno anche di conservare una facoltà molto più antica: la capacità di meravigliarci.
Possiamo conoscere perfettamente il motivo per cui una meteora attraversa l’atmosfera e continuare, nonostante tutto, a esprimere un desiderio.
La scienza ci spiega quella luce.
La cultura le attribuisce un significato.
E noi, ancora una volta, alziamo gli occhi in attesa di esprimere un desiderio.

Grazie al prof. Pintaldi per questo bellissimo commento che ci fa capire meglio tutti gli aspetti messi in evidenza dai relatori Cinzia Defendi e Giuseppe Mangano.
Il fascino e la meraviglia dinanzi a questi fenomeni del cielo sono aumentati con la lettura del meraviglioso, dotto ed eloquente commento di Pintaldi.
Caro prof Pintaldi il suo commento mi ga fare un viaggio a ritroso nel tempo di diverse decine di anni quando ancora non portavamo più i pantaloncini corti ma avevamo le nostre pulsioni che erano intense. Mi ricordo le notti di estate quando nel buio del Mirador di San Nicolas a Pettineo (mirador sta per belvedere) ci riunivamo un gruppo di amici e con animo molto romantico ci godevamo il piacere di ammirare un cielo stellato che piu’ stellato non si poteva. Poi veniva la notte di San Lorenzo che aspettavamo con trepida attesa per vedere le stelle cadenti, allora erano cadenti, ora non piu’ e questa è sicuramente una perdita dei nostri sogni. Si può vivere senza sogni ? No, abbiamo perduto oggi quella innocenza che ci ha accompagnato per tutta la vita. Le stelle non sono finte cadenti ma continuano ad essere cadenti per chi conserva ancora purezza di sentimenti
Desidero esprimere la mia sincera gratitudine al professor Francesco Pintaldi per questo bellissimo articolo, scritto con grande sensibilità e capacità di sintesi. È riuscito a restituire in modo davvero esemplare i contenuti della nostra presentazione, cogliendo non soltanto gli aspetti scientifici, ma soprattutto il filo delle riflessioni che hanno attraversato la serata. Ho apprezzato in particolare come abbia colto il significato che la grande cometa del 1577 ha assunto nella mia ricerca: un filo luminoso capace di mettere in relazione passato e presente nella dimensione del tempo umano, mentre, nella immensità dell’universo, le nostre stesse categorie temporali assumono una prospettiva completamente diversa e, in qualche modo, relativa.
Ritrovare queste riflessioni così ben restituite nelle sue parole è stata per me una grande soddisfazione e una bella emozione.
Un sentito ringraziamento va anche al professor Giuseppe Mangano, con il quale ho condiviso questa esperienza, e a tutti coloro che hanno seguito con attenzione e partecipazione la serata, in primis all’organizzatore e presidente Dott. Salvatore Abbruscato. Spero che le nostre riflessioni abbiano lasciato, insieme alle conoscenze, anche un po’ di quella meraviglia che ci spinge ancora oggi ad alzare gli occhi verso il cielo.
E grazie, ancora una volta, al professor Pintaldi per aver saputo trasformare una serata di divulgazione in un racconto così vivo, capace di far continuare il viaggio anche dopo la conclusione dell’incontro.
Con viva cordialità e riconoscenza a tutti.