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Pietre: tasselli di memoria contro l’oblio. Recensione di Sandra Guddo

Premessa alla recensione

di Francesco Pintaldi

La recensione di Pietre che segue nasce da uno sguardo critico che è anche esercizio di ascolto e di responsabilità interpretativa. Sandra Guddo, autrice, poetessa e critico letterario, attraversa la silloge di Francesco Pintaldi cogliendone con immediatezza il nucleo simbolico e strutturale: le pietre come “tasselli memoriali”, come elementi di un progetto quasi architettonico di resistenza all’oblio del tempo.

Questa lettura si colloca all’interno di un dialogo intellettuale che nel tempo ha assunto anche i tratti di una consuetudine amicale, fondata su una comune attenzione alla parola poetica e alla sua funzione umana e civile. È forse anche per questo che la recensione evita ogni compiacimento e accompagna i versi con discrezione, riconoscendo nella scrittura non un gesto autoreferenziale, ma un’offerta rivolta al lettore, un invito alla condivisione e alla risonanza interiore.

Guddo mette in luce con particolare finezza il tema del tempo come filo conduttore dell’intera silloge e la capacità dell’autore di trasformare esperienze intime — i legami familiari, le partenze, i ritorni, le assenze — in immagini capaci di parlare a ciascuno di noi. Accanto a questa dimensione privata, la recensione evidenzia il dialogo continuo tra storia, immaginazione e lirica: le città, le figure simboliche, gli incontri che oltrepassano il tempo storico per farsi materia poetica.

La chiusura sul sogno, richiamata con eleganza attraverso Shakespeare, restituisce un senso unitario all’intero percorso: le pietre, apparentemente inerti, diventano vive solo quando entrano nella dimensione del sogno, la stessa di cui è fatta l’esperienza umana. È in questo passaggio che la recensione rivela pienamente la sua natura: non soltanto analisi critica, ma atto di ascolto profondo, capace di restituire respiro e coerenza a una silloge costruita per frammenti di memoria. Grazie Sandra

Recensione di Sandra Guddo

PIETRE versi di luci e ombre nel viaggio della vita

Pietre, come tasselli memoriali. sono state raccolte dal poeta Francesco Pintaldi. in questa silloge poetica dal titolo omonimo con il progetto “architettonico “di erigere un baluardo contro l’oblio del tempo che, con il suo velo opaco, è in grado di celare ricordi e immagini, volti ed emozioni.

 Invece, l’Autore, senza pretesa alcuna, intende costruire il mosaico dei propri ricordi da condividere con il lettore a cui si rivolge con tenerezza e con l’auspicio sincero che chi leggerà le sue poesie, possa “trovare, anche per un solo istante, un frammento del proprio cammino. Che una parola, un’immagine, un ricordo possano trovare accoglienza e risonanza in modo nuovo”.

Francesco Pintaldi Intende offrire una panoramica del fluire del tempo, attraverso fotogrammi di alcune immagini indelebili colte e trattenute nella memoria, recuperate con abilità come pezzi di quel viaggio, tra luci ed ombre, che è la vita di ciascuno di noi. Momenti indimenticabili, ricordi palpitanti ed emozioni che fanno ancora trasalire ed hanno segnato il percorso del poeta come quello di ciascuno di noi: i volti cari dei figli, cresciuti troppo in fretta, della madre scomparsa troppo presto quando il tempo mostrava tutta la sua avarizia e del padre di cui avverte ancora la premurosa presenza.

Immagini fuggenti, ricordi sbiaditi eppure, ognuno di essi ha lasciato un segno, una traccia del suo passaggio nella vita del poeta. Le poesie di Francesco Pintaldi, come pietre silenziose e testimoni del fluire del tempo, sembrano essere in piena sintonia con la celebre frase attribuita a Jorge Luis Borges” Ogni persona che passa nella nostra vita è unica. Sempre lascia un po’ di sé, e si porta via un po’ di noi. Ci sarà chi si è portato via molto, ma non ci sarà mai chi non avrà lasciato nulla. Questa è la più grande responsabilità della nostra vita e la prova evidente che due anime non s’incontrano mai per caso”.

Per la maggior parte, tali incontri sono reali e concreti ma non sempre avviene così per il poeta. A volte può capitate che gli incontri possono trascendere il tempo del quotidiano e diventare dialoghi improbabili tra il poeta e il grande Federico II di Svevia o il fanciullino scampato agli orrori della guerra a Sarajevo oppure il dialogo si fa lirica pura quando il poeta si sofferma a conversare amabilmente con la moglie nel giorno dell’anniversario. A lei vuole donare una mimosa, il fiore con cui si celebra la giornata delle donne.

Tra i ricordi più dolorosi c’è la partenza del migrante costretto ad abbandonare la sua terra natìa mentre anche le valigie sembrano tremare per il dolore del distacco. La natura intorno al poeta non è mai paesaggio immobile e distaccato ma vivo e palpitante: allora la lirica diventa fortemente soggettiva e verso il sole o la città di Palermo F.P. proietta i suoi stati d’animo. Allora tutto acquista un senso e anche le pietre, oggetti inutili e immortali che giacciono inermi dentro una coppa, diventano vive come è possibile quando acquistano magicamente la dimensione del sogno.

E non è forse l’uomo fatto della stessa natura dei sogni?

 (William Shakespeare da “La Tempesta” atto IV)

 PIETRE

Ho raccolto pietre

girando per il mondo

nella coppa, inutili e immortali,

giacciono

come tutte le cose

quando non sono un sogno

(1999)

Recensione di Sandra Guddo

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