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Alberto Bilardo, fotografo palermitano: la disabilità diventa arte e inclusione

Fotografare il mare quando la vita è tutta in salita

Ci sono barriere che si vedono. E altre che si sentono addosso.

Le prime sono fatte di gradini, marciapiedi irregolari, ascensori che non funzionano. Le seconde sono fatte di sguardi, di frasi sussurrate, di aspettative basse. Per chi vive con una disabilità, entrambe pesano.

Alberto Bilardo, giovane fotografo palermitano affetto da tetraparesi spastica fin dalla nascita, le conosce bene tutte e due.

Disabilità e barriere sociali: una realtà quotidiana

Muoversi per lui significa fatica. Ogni gesto richiede tempo, concentrazione, energia. La scuola è stata una salita. Le relazioni, talvolta, un campo minato. Le strutture non sempre accessibili. La burocrazia lenta. I pregiudizi resistenti.

Ma Alberto non ha scelto di fermarsi.

Nel suo libro Uno più Uno racconta un percorso costruito “un passo alla volta”: la famiglia come primo sostegno, la madre come punto fermo, gli insegnanti capaci di vedere oltre la diagnosi. Non un cammino eroico, ma reale. Fatto anche di lacrime, frustrazioni, senso di esclusione.

Perché la disabilità non è solo una condizione clinica: è una condizione sociale. È la differenza tra essere assistiti e essere inclusi.

La fotografia come riscatto e linguaggio di libertà

La svolta arriva con la fotografia.

Davanti all’obiettivo, Alberto non è più osservato: è lui che osserva. Non è più oggetto di attenzione: è autore. Sceglie cosa mostrare, come farlo, quando fermare la luce. È un gesto semplice, ma potente. La fotografia diventa libertà, identità, voce.

Il mare della Sicilia come simbolo di resilienza

Il suo soggetto preferito è il mare. Le coste siciliane diventano il suo orizzonte: Isola delle Femmine, Cefalù, Trapani, Marsala. Lì dove l’acqua incontra il cielo, dove l’instabilità diventa equilibrio. Non è solo paesaggio. È simbolo. Il mare si muove, cade, si rialza. Come lui.

Mostre fotografiche e inclusione: un messaggio alla città

Le sue mostre – da Il mare e dintorni a Lo scatto al di là della disabilità – non sono solo esposizioni artistiche. Sono prese di posizione. Raccontano una verità spesso taciuta: il problema non è la disabilità. È l’assenza di opportunità. È la lentezza con cui cambiano le mentalità. È un sistema che ancora costringe molti a dimostrare il doppio per ottenere il minimo indispensabile. Eppure Alberto non chiede compassione. Non cerca applausi. Non si presenta come simbolo. Vuole normalità. Vuole accesso. Vuole spazio.

Inclusione significa partecipazione

“Uno più Uno” è il titolo del suo libro, ma è anche una dichiarazione: insieme si è di più. Inclusione non significa assistenza. Significa partecipazione. Significa poter studiare, lavorare, creare, amare senza che la propria condizione diventi l’unico tratto identitario. In un tempo che celebra la velocità e l’efficienza, la storia di Alberto costringe a rallentare. A guardare meglio. La fragilità non è debolezza. È un’altra forma di forza. Le barriere più dure non sono sempre quelle di cemento. Sono quelle che decidono chi può stare al centro e chi ai margini. Alberto Bilardo ha scelto di stare al centro del proprio sguardo. E attraverso le sue fotografie, chiede alla città di fare lo stesso: guardare, davvero, chi fino a ieri è rimasto invisibile.

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