Istanti di Rosa Maria Dolcimascolo: la memoria prende forma nella poesia
L’argilla, il marmo, le mani che modellano: in Istanti di Rosa Maria Dolcimascolo il linguaggio della scultura attraversa quello della poesia e gli conferisce una particolare intensità affettiva.

Pubblicata da EBS Print nel 2026, la raccolta custodisce il legame con Tanino, lo scultore Gaetano Ribaudo, compagno di vita dell’autrice, al quale è dedicata. La sua presenza affiora nei ricordi, nei gesti quotidiani, nel desiderio di continuare un dialogo che la morte ha interrotto.
Il titolo suggerisce una chiave di lettura che l’autrice chiarisce nelle pagine conclusive: la poesia nasce dal bisogno di fermare un’emozione nel momento in cui viene avvertita. L’istante acquista così una durata interiore, sottraendosi, almeno per poco, al trascorrere del tempo. Un sorriso, una visita, il saluto di un bambino diventano occasioni per riconoscere quanto degli affetti continui ad abitare il presente.
Il nucleo più intenso della silloge si trova nei componimenti dedicati alla perdita e alla persistenza dell’amore.
In Ultima alba il ricordo dell’ultima scultura si intreccia al conto dei giorni dell’assenza;
in Eccomi la visita alla sepoltura rinnova il colloquio con la persona amata. Il dolore conserva la sua concretezza e si accompagna al tentativo, talvolta esitante, di ritrovare un orientamento nella vita.
Fra le immagini più delicate vi è quella di Piccola mano: un bambino saluta il cielo e manda un bacio a una stella. La nonna comprende il significato di quel gesto. La scena raccoglie, con immediatezza, il rapporto fra generazioni e il modo in cui una famiglia cerca parole e immagini per rendere comprensibile un’assenza.
La familiarità con l’arte dello scultore contribuisce a dare alla raccolta una fisionomia riconoscibile. Modellare, plasmare, abbozzare sono azioni che riguardano anche il lavoro della memoria. In Il tuo sonno il volto amato viene ricreato attraverso un’immagine in cui sentimento e materia si incontrano: il «calco del cuore». La parola poetica sembra proseguire il gesto delle mani, cercando una forma capace di accogliere ciò che rimane.
Anche la natura partecipa a questo movimento. Il mare, i profumi d’arancio e di zagara, i fiori e le variazioni della luce accompagnano gli stati d’animo dell’autrice. La sensibilità per il paesaggio siciliano emerge attraverso colori e percezioni che rendono più tangibile l’esperienza interiore. Albe e primavere ritornano come immagini di una speranza cercata con tenacia.
La fede occupa un posto significativo in questo percorso. Il colloquio con Dio, la preghiera e l’attesa di un incontro oltre la morte convivono con domande e momenti di smarrimento. In Epifania, il verso «Il cuore non cede al tramonto» esprime con efficacia questa volontà di resistere, pur dentro la ferita.
Lo sguardo della poetessa si apre inoltre alla sofferenza altrui. Soliloquio di un saggio dà voce alla solitudine degli anziani;
Possesso, dedicata alle vittime di stalking, assume il tono diretto di un’esortazione a chiedere aiuto e a denunciare. La vicinanza alle persone vulnerabili amplia l’orizzonte della raccolta e collega l’esperienza personale a una responsabilità condivisa.
La scrittura procede prevalentemente per versi liberi, pause e immagini, con un lessico spesso ricercato.
In alcuni passaggi la densità delle metafore richiede una lettura lenta; nei testi legati a un gesto preciso o a una scena familiare, l’emozione arriva con maggiore immediatezza.
È soprattutto in questi momenti che la voce di Rosa Maria Dolcimascolo trova una comunicativa limpidezza.
Istanti invita a soffermarsi su ciò che resta degli incontri e degli affetti. La sua forza risiede nel desiderio di dare una forma alla memoria, continuando a rivolgersi alla persona amata e, attraverso quel dialogo, cercando il coraggio di abitare ancora il presente.

Sapere cogliere ciò che il (Vate) esprime con i suoi sentimenti e li trasmette a chi legge è sempre un godimento dell’anima.
Incisiva ,direi inarcata alla commozione,la disamina del Prof – giornalista Francesco Pintaldi della mia silloge” ISTANTI” .Egli legge i versi,li accarezza,attraverso l’ intuizione,la coscientizzazione,e li fissa in immagini del sentire dell’ Autrice( me medesima).Afferma così che ” l’ ISTANTE”,acquista una durata interiore “, sottraendosi al trascorrere del tempo per poco” ,per poi diventare” tempo fruibile”,nell’ intermittenza della memoria,della realtà tra epifanici colloqui. Il Pintaldi coglie anche nella suddetta silloge ” la familiarità dell’autrice con l’arte scultorea del suo compagno di vita”. Così attraverso la suddetta arte,lasciatela in eredità, metaforicamente dall’ amato, ella plasma modella l’ assenza e la presenza dello stesso,servendosi “dei calchi del cuore” ( Il tuo sonno). Costante è l’ attenzione del giornalista nel registrare la tematica dell’ ISTANTE di tenerezza ” nei versi,come quella della “Piccola Mano”,che ogni sera saluta la” Stella Nonno”. E poi in modo ontologico viene colto il Credo dell’ autrice,risorsa preziosa, per non impazzire , e per essere raggiunta dall’ Epifania della Rinascita interiore,che le fa sussurrare” Eccomi” all’ amato,mentre lo sente e lo vede.
Grazie Francesco Pintaldi: “ISTANTE del mio adesso”,sperando che l’ essenza della mia poesia in ” ISTANTI” arrivi ai fruitori, com’è arrivata a te.
Rosa Maria Dolcimascolo
Grazie