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Angoscia e paradosso nel pensiero di Franz Kafka: analisi de Il Processo

Un saggio di Sandra Guddo che indaga Il Processo di Kafka attraverso le categorie di angoscia e paradosso, mettendo in dialogo filosofia ed esistenza.

Qual è il significato dell’angoscia nel pensiero di Franz Kafka?

Nel suo celebre romanzo Il Processo, Kafka costruisce un universo narrativo in cui la logica si rovescia e la colpa precede la pena, generando una condizione di inquietudine radicale.

In questo contributo, Sandra Vita Guddo propone un’analisi filosofica dell’opera, mettendo in relazione la dimensione esistenziale dell’angoscia – già delineata da Kierkegaard – con la lettura critica della modernità offerta da Adorno.

Attraverso il percorso del protagonista Josef K., il saggio esplora temi centrali come la perdita di senso, la colpa senza causa e il paradosso dell’esistenza, restituendo tutta l’attualità del pensiero kafkiano.

Un approfondimento che intreccia letteratura e filosofia, offrendo al lettore strumenti interpretativi per comprendere una delle opere più emblematiche del Novecento.

Nel celebre trattato filosofico “AUT-AUT” (1843) di Soren Kierkegaard viene
introdotto, per la prima volta in modo sistematico, il concetto di disperazione e di
angoscia: il primo riguarda il rapporto che l’uomo ha con sé stesso; l’angoscia,
invece, riguarda il rapporto dell’uomo con il mondo.
Ebbene, ne “Il Processo” l’opera più celebre di Franz Kafka (1883-1924) entrambi
sono presenti ma certamente è il concetto di angoscia a costituire il filo conduttore
della sua narrazione. Come mette ben in evidenza il filosofo e sociologo tedesco
Theodor Adorno (1903-1969) “Il Processo” costituisce “quel grimaldello essenziale
attraverso cui era stata scardinata la porta che separava il lettore e narratore: un
dispositivo grazie al quale la distanza estetica viene annullata e ogni prospettiva di
approccio al romanzo viene rivoltata”.

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