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Generazione Z per la vita: educare alla donazione, costruire responsabilità

Intervista al dott. Vittorio Di Carlo (Coordinatore area salute del distretto Lions 108Yb)

Generazione Z per la vita”   è  il titolo di un forum, ma vuole essere soprattutto  una dichiarazione di intenti. Con questa espressione si fa riferimento ai giovani nati indicativamente tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Dieci del Duemila, una generazione cresciuta in un contesto digitale, globale e complesso, ma anche chiamata oggi a confrontarsi con grandi responsabilità civiche e sociali. Coinvolgerla significa investire sul futuro, rendendo i ragazzi protagonisti consapevoli di scelte che incidono direttamente sulla salute collettiva.

Il forum, dedicato alla memoria di Antonella Gentile, ha posto al centro il tema della prevenzione e della tutela della vita, affrontando in particolare la talassemia, una malattia genetica ancora fortemente diffusa in Sicilia. Si tratta di una patologia cronica del sangue che obbliga molti pazienti a trasfusioni periodiche e costanti, rendendo la donazione di sangue un gesto indispensabile e insostituibile. Sensibilizzare i giovani su questa realtà significa non solo informare, ma costruire una cultura della solidarietà fondata sulla conoscenza e sulla responsabilità.

In questo contesto, il dialogo con il mondo della scuola diventa fondamentale: parlare di salute, prevenzione e donazione agli studenti delle scuole superiori significa formare cittadini più consapevoli, capaci di comprendere che dietro un semplice gesto, come la donazione di sangue, può esserci la possibilità concreta di migliorare — e in molti casi salvare — la vita di altri.

È a partire da questi presupposti che nasce l’intervista che segue, volta ad approfondire il significato e gli obiettivi di un’iniziativa che ha scelto di guardare al futuro partendo dai giovani.

L’Intervista  

D. Dott. Di Carlo, quando ha capito che la donazione doveva diventare prima di tutto un messaggio educativo rivolto ai giovani?

R. Ho capito che non bastava più parlare di donazione solo in termini sanitari quando mi sono reso conto che il vero problema non era la mancanza di strutture o di medici, ma la mancanza di consapevolezza. Se non si lavora sulla cultura, soprattutto con i giovani, il gesto della donazione resta episodico. Per questo abbiamo scelto di entrare nelle scuole, di parlare ai ragazzi prima ancora che diventino donatori, quando stanno formando il loro senso civico.

D. Che tipo di reazione emotiva ha colto nei ragazzi coinvolti?

R. Ho visto molta attenzione e, direi, una sorpresa autentica. Molti di loro non avevano mai riflettuto sul fatto che dietro una sacca di sangue ci sia una persona che dipende da quel gesto per vivere. Le domande che hanno posto, il silenzio con cui ascoltavano alcune testimonianze, dimostrano che il tema li ha toccati profondamente, forse più di quanto ci aspettassimo.

D. Quanto è difficile oggi trasmettere ai giovani l’idea di responsabilità verso chi non si conosce?

R. È difficile perché viviamo in una società molto centrata sull’individuo. Donare sangue significa prendersi cura di qualcuno che non ha un volto, un nome, una storia conosciuta. È un atto di fiducia e di altruismo puro. Proprio per questo va spiegato, accompagnato, reso comprensibile. I ragazzi non sono insensibili, hanno solo bisogno di capire il senso profondo di ciò che fanno.

D. Qual è il peso quotidiano della talassemia per i pazienti e le famiglie?

R. È un peso enorme, spesso invisibile. Parliamo di persone che devono sottoporsi a trasfusioni ogni quindici giorni, che organizzano la loro vita in funzione delle cure: lavoro, scuola, famiglia. C’è la fatica fisica, ma anche quella psicologica, la dipendenza costante dal sistema sanitario e dalla disponibilità di sangue. È una condizione che coinvolge l’intero nucleo familiare.

D. Perché nei mesi estivi la solidarietà tende a diminuire?

R. In estate cambiano le abitudini: ferie, spostamenti, una percezione minore dell’urgenza. Ma le necessità cliniche non vanno in vacanza. I pazienti talassemici, come molti altri, continuano ad aver bisogno di sangue con la stessa regolarità. È proprio qui che si misura la maturità di una comunità: riuscire a garantire continuità anche quando l’attenzione cala.

D. Come cambia lo sguardo di un medico davanti alla prospettiva della terapia genica?

R. Cambia profondamente. Per anni abbiamo parlato solo di gestione della cronicità, oggi possiamo parlare anche di prospettive di cura. La terapia genica non è ancora la risposta definitiva per tutti, ma rappresenta una speranza concreta. Per un medico significa tornare a parlare di futuro, non solo di contenimento della malattia.

D. Che valore ha per la Sicilia essere parte attiva di questa ricerca?

R. È un valore enorme, simbolico e pratico.   Essere la città di Palermo uno dei pochi centri nazionali coinvolti significa dimostrare che anche il Sud può essere luogo di eccellenza scientifica. È un messaggio importante per i pazienti, ma anche per i giovani medici e ricercatori che spesso pensano di dover andare via per trovare opportunità.

D. Quanto è importante fare rete nel volontariato sanitario?

R. È fondamentale. Nessuna associazione, da sola, può affrontare problemi così complessi. Il valore del Lions è proprio quello di mettere insieme scuole, medici, associazioni, strutture sanitarie. Fare rete significa dare credibilità alle iniziative e trasformare le buone intenzioni in risultati concreti.

D. In che modo questa esperienza ha toccato anche la sua dimensione personale?

R. Quando lavori a stretto contatto con pazienti, famiglie e giovani, non puoi restare distaccato. Questa esperienza mi ha ricordato perché ho scelto di fare il medico: non solo per curare, ma per prendermi cura. Vedere l’attenzione dei ragazzi e la partecipazione delle persone coinvolte rafforza anche il mio impegno personale.

D. Quale parola lascerebbe a un ragazzo di 18 anni che non ha mai donato sangue?

R. Direi “responsabilità”. Perché donare sangue è un gesto semplice, ma racchiude un grande significato: significa accettare di essere parte di una comunità e capire che, anche con un piccolo atto, si può fare la differenza nella vita di qualcun altro.

Chi è il dott. Vittorio Di Carlo

Vittorio Di Carlo è un medico impegnato da anni nel campo della promozione della salute e della prevenzione, con un ruolo attivo all’interno del Lions Clubs International, una delle più grandi organizzazioni di servizio a livello mondiale. In particolare, ricopre l’incarico di coordinatore Area Salute 1, Distretto Lions 18Yb Sicilia

Particolare rilievo assume il suo contributo nei progetti dedicati alla cultura della donazione del sangue, degli organi e del midollo osseo, alla corretta informazione su patologie croniche e complesse, come il diabete e l’obesità promuovendo attività di screening e incontri sulla sana alimentazione e corretto stile di vita.

In questo ambito l’educazione e la consapevolezza rappresentano strumenti fondamentali di prevenzione e sostegno.

Nel suo ruolo, Di Carlo coordina e sostiene iniziative rivolte alla tutela della salute pubblica, con una particolare attenzione ai temi della prevenzione, dell’informazione sanitaria, della donazione e della sensibilizzazione delle giovani generazioni. L’attività dell’Area Salute si inserisce pienamente nella missione lionistica, che affianca all’azione solidale un forte impegno educativo e civico.

La sua presenza in convegni, incontri nelle scuole e iniziative territoriali testimonia una visione della medicina che va oltre l’aspetto clinico, abbracciando una dimensione sociale e comunitaria della cura. In questo contesto, Di Carlo svolge un ruolo di raccordo tra il mondo sanitario, le associazioni di volontariato e le istituzioni scolastiche, favorendo il dialogo e la costruzione di reti collaborative.

Particolare rilievo assume il suo contributo nei progetti dedicati alla cultura della donazione del sangue e alla corretta informazione su patologie croniche e complesse, come le malattie ematologiche, ambiti in cui l’educazione e la consapevolezza rappresentano strumenti fondamentali di prevenzione e sostegno.

All’interno della Prima Circoscrizione Lions, la sua azione si sviluppa in sinergia con la presidenza guidata da Pietro Passariello, condividendo l’obiettivo di rendere l’intervento lionistico sempre più incisivo sul territorio, capace di rispondere ai bisogni reali della popolazione e di promuovere una cultura del benessere fondata su responsabilità, conoscenza e solidarietà.

Chi è Antonella Gentile

Antonella Gentile è la giovane ragazza in memoria della quale è stato organizzato il forum “Generazione Z per la vita”, collegato all’iniziativa dei Lions sulla sensibilizzazione alla talassemia e alla donazione di sangue. Era originaria di Palermo ed è scomparsa giovanissima, a soli 20 anni, a causa della talassemia, la malattia genetica del sangue con cui ha convissuto fin dall’infanzia. Il convegno è dedicato alla sua memoria come testimonianza concreta dell’impatto di questa patologia sulla vita delle persone e delle loro famiglie e come spunto per coinvolgere e responsabilizzare i giovani su temi di prevenzione, cultura della donazione e salute collettiva.

La talassemia

La talassemia è una malattia genetica ereditaria del sangue che provoca una grave anemia e richiede, nelle forme più severe, trasfusioni regolari per tutta la vita. È particolarmente diffusa nel bacino del Mediterraneo e la Sicilia è una delle regioni italiane più interessate. Per i pazienti talassemici la disponibilità costante di sangue è vitale, soprattutto nei mesi estivi, quando le donazioni tendono a diminuire. Accanto alle cure tradizionali, la Regione ospita centri di eccellenza impegnati anche nelle nuove terapie geniche, che aprono importanti prospettive per il futuro.

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