Bellezza, silenzi e solitudini: anatomia di una crisi
Mercoledì 18 febbraio 2026, nella splendida cornice di Villa Niscemi, nel suggestivo salone delle carrozze affacciato sul verde del Parco della Favorita, si è svolta la presentazione del romanzo Costanza di Pippo Trapani. L’incontro, organizzato dal Club Culturale Andromeda e dall’Associazione “Ottagono Letterario”, ha visto la partecipazione di un pubblico attento e partecipe.

Villa Niscemi, raffinata dimora settecentesca che unisce eleganza aristocratica e sobrietà architettonica, con i suoi prospetti armoniosi, gli ambienti decorati e l’atmosfera luminosa che dialoga con il giardino storico, ha offerto un contesto ideale per un confronto letterario di alto livello. La villa, esempio significativo dell’architettura nobiliare palermitana tra tardo barocco e primi influssi neoclassici, rappresenta uno dei luoghi simbolo della memoria culturale cittadina.
A coordinare l’incontro è stato Salvatore Abbruscato, presidente del Club Andromeda. Protagonista della serata, insieme all’autore, la scrittrice, poetessa e critico letterario Sandra Guddo, che ha offerto una lettura critica intensa e controcorrente del romanzo.
L’intervista che segue raccoglie e approfondisce le riflessioni emerse durante la presentazione, soffermandosi sui nodi centrali dell’opera: la crisi coniugale, la responsabilità emotiva, il ruolo della donna nella società contemporanea e la complessità del rapporto tra Costanza e Gianni.

GIUSEPPE TRAPANI, è nato a Palermo nel 1947. Ha conseguito la maturità classica al liceo Vittorio Emanuele II e la laurea in ingegneria meccanica presso l’Università di Palermo. Dal 1973 ha lavorato nel gruppo Ferrovie dello Stato Italiane ricoprendo incarichi direttivi e dirigenziali fino alla pensione quale dirigente di Trenitalia in Sicilia.

D. Professoressa Guddo, che tipo di romanzo è “Costanza” e quale impressione Le ha lasciato?
Costanza è un romanzo breve, ma attraversato da problematiche molto intense e attuali. Trapani affronta la crisi coniugale partendo da una storia apparentemente lineare: l’incontro casuale tra Gianni e Costanza davanti alla Facoltà di Economia, la nascita di un amore, il matrimonio, il figlio. Tuttavia, dietro questa struttura tradizionale si sviluppa un’analisi molto più complessa delle dinamiche di coppia. Lo stile è chiaro, lineare, e dimostra una solida capacità narrativa e descrittiva.
D. Molti lettori hanno percepito Costanza come una figura negativa. Condivide questa interpretazione?
No, non la condivido. È vero che nel romanzo Costanza appare spesso assente: viaggia per lavoro, trascorre settimane fuori casa, si lascia coinvolgere in una relazione con il suo datore di lavoro. Tuttavia, se leggiamo con attenzione, vediamo che il suo disagio è seminato lungo tutto il testo. Costanza manda segnali continui: la stanchezza dopo le trasferte, la tensione per la visita della Guardia di Finanza, le esitazioni davanti alla proposta di trasferimento al Nord. Non è una “cattiva moglie”, ma una donna sotto pressione.
D. Lei sostiene che la responsabilità della crisi sia soprattutto di Gianni. Perché?
Perché Gianni, pur essendo un uomo perbene e affettuoso, mostra un’incapacità costante di affrontare i conflitti. Nel romanzo è ripetuto più volte che, per non contrariare Costanza, preferisce tacere. Quando lei parla delle difficoltà lavorative o delle tensioni con il suo datore di lavoro, lui si chiude nel silenzio, temendo di sembrare geloso o egoista. Questa scelta di “non disturbare l’equilibrio” diventa il vero elemento destabilizzante.
D. In quali passaggi del romanzo questo silenzio diventa più evidente?
Un momento emblematico è quando Costanza accenna all’offerta di Luca Tonni e alla possibilità di trasferirsi. È una richiesta implicita di confronto. Gianni, però, è paralizzato dal timore di perdere la stabilità familiare e non riesce a proporre una posizione chiara. Anche dopo le prime incrinature nel loro rapporto, non apre mai un dialogo diretto. È come se sperasse che i problemi si risolvano da soli.
D. Come interpreta il tradimento di Costanza?
Non come un gesto improvviso o superficiale. È il punto di arrivo di una solitudine emotiva. Nel testo vediamo come lei cerchi un riconoscimento che va oltre l’attrazione fisica: nel lavoro trova ascolto, attenzione, valorizzazione. È lì che si sente vista. Questo non assolve il tradimento, ma lo rende comprensibile sul piano psicologico.
D. Il romanzo insiste molto sulla bellezza di Costanza. Questo elemento che funzione ha?
La bellezza di Costanza è quasi ossessivamente descritta: fin dall’infanzia, attraverso il liceo, fino al successo professionale. Gianni ne è profondamente affascinato. Io credo che questo elemento sia centrale: il suo amore è fortemente legato all’ammirazione estetica. Non è un caso che, nei momenti di crisi, Gianni continui a ricordare il suo fascino più che la sua interiorità. Questo lascia aperta la domanda sulla profondità del sentimento.
D. La conclusione del romanzo è molto discussa. Che significato Le attribuisce?
La morte di Costanza segna una svolta radicale. Ci si aspetterebbe un uomo devastato e totalmente dedito al figlio. Invece Gianni delega progressivamente l’educazione del bambino ai nonni. E, nell’ultima pagina, rivolge alla barista del bar che frequenta abitualmente una proposta di partenza insieme. È un passaggio narrativo decisivo: suggerisce che il legame con Costanza non fosse così assoluto come appariva.
D. Che tipo di figura maschile rappresenta Gianni?
Rappresenta l’uomo corretto, civile, colto, ma incapace di assumere un ruolo attivo nella relazione. Organizza eventi culturali in libreria, riflette sulla società, ma non affronta il conflitto privato. È un uomo che evita lo scontro pur di mantenere un’apparente armonia. E questa è, a mio avviso, la sua fragilità.
D. Il romanzo è anche uno specchio della società contemporanea?
Assolutamente sì. Sullo sfondo troviamo la trasformazione economica degli anni Novanta, la crescita imprenditoriale, il passaggio dalla lira all’euro, la modernizzazione. Costanza incarna la donna che entra pienamente nel mercato competitivo, mentre Gianni resta più legato a una dimensione culturale e tradizionale. Il conflitto tra questi due modelli è anche un conflitto sociale.
D. In definitiva, qual è il nucleo tematico di “Costanza”?
Il nucleo è la responsabilità emotiva. Il romanzo ci mostra che l’amore non è solo attrazione o dedizione silenziosa: è dialogo, confronto, capacità di assumersi il rischio della parola. Quando questo manca, anche una storia iniziata sotto i migliori auspici — come quella nata da un semplice incidente davanti all’università — può trasformarsi in una tragedia.

