Calatafimi e grande ritorno della Festa del Crocifisso
dopo oltre dieci anni la tradizione torna protagonista
📍 Calatafimi Segesta – Dopo più di un decennio di assenza, la comunità si prepara a riaccendere una delle celebrazioni religiose e culturali più antiche e sentite del territorio. Dal 1° maggio prenderà il via la Festa del Santissimo Crocifisso, un evento che unisce fede, memoria e partecipazione civile.
Il ritorno atteso: una comunitĂ che si ritrova
La Festa del Santissimo Crocifisso non è solo un evento religioso: è un nodo di memoria, storia e partecipazione che lega il presente alle origini del XVII secolo. Il suo ritorno nel 2026 non rappresenta quindi soltanto una ricorrenza annuale, ma un momento di rinascita per l’intera comunità .
Per gli abitanti di Calatafimi, la notizia è più di un semplice calendario di festeggiamenti: è il ritorno di un rito collettivo, capace di unire generazioni diverse attorno a un simbolo condiviso. Dopo oltre dieci anni, la città si prepara a vivere nuovamente momenti di devozione, musica, condivisione e memoria storica.
Il 1° maggio segna così l’inizio di una stagione di eventi che culminerà nella tradizionale processione del Crocifisso, tra luci, canti e la partecipazione delle famiglie, delle parrocchie e delle associazioni locali.

Dalle origini a oggi: una storia lunga quasi quattro secoli
La Festa del Santissimo Crocifisso affonda le sue radici nel 1657, quando una serie di eventi di fede raccolsero attorno al Crocifisso conservato nella chiesa di Santa Caterina d’Alessandria una comunità intera. Secondo la tradizione, in quei giorni si registrarono guarigioni attribuite all’intercessione del Crocifisso e un fervore devozionale che portò gli stessi cittadini a chiedere e ottenere, nel dicembre dello stesso anno, l’autorizzazione ecclesiastica alla processione pubblica.
Da allora, quella che era una pratica devozionale interna alla chiesa divenne una manifestazione collettiva, radicata nella memoria e nella vita religiosa della cittĂ .
Un simbolo, una chiesa, una comunitĂ
Nei decenni successivi, l’importanza del culto portò alla costruzione di un santuario sempre più imponente, meta di pellegrinaggi e luogo di identità collettiva. La chiesa del Santissimo Crocifisso, con i suoi elementi architettonici settecenteschi, è oggi non solo un monumento religioso ma anche un simbolo civico.
Tra crisi e rinascita: il crocifisso del 1888
Un momento decisivo nella memoria collettiva fu l’incendio del 1887, che distrusse l’antico simulacro e la cappella che lo ospitava. La risposta della comunità fu immediata: già nel 1888 venne benedetto il nuovo Crocifisso, che da allora continua a essere al centro della sacra processione.
Questo passaggio storico racconta non solo della continuitĂ del culto, ma anche della resilienza di una comunitĂ che, davanti alla perdita, ha scelto di custodire il simbolo con determinazione.
Tradizione e partecipazione: i Ceti e la condivisione
Un elemento distintivo della festa è la partecipazione ordinata degli “Ceti”, gruppi sociali e lavorativi che rappresentano le molteplici anime della città . Ogni gruppo ha un ruolo preciso nei rituali della settimana liturgica, contribuendo alla ricchezza simbolica dell’evento.
Accanto alla processione, poi, la tradizione dei doni – come i cucciddati e il pane benedetto – richiama un valore di condivisione sociale. Queste usanze, nate come gesto di solidarietà , si sono trasformate nel tempo in segni distintivi della festa.
Il ritorno del 2026: fede, identitĂ e nuovi inizi
Il programma di quest’anno comprende celebrazioni liturgiche, momenti di aggregazione culturale e appuntamenti dedicati alle famiglie. Per molti, il ritorno della festa è anche un modo per riaffermare il senso di comunità dopo anni di interruzione.
Dal 1° maggio, per Calatafimi si apre un tempo di festa che è insieme memoria storica e rinnovato impegno civile.

Santa Caterina di Alessandria. Nei nostri viaggi abbiamo visitato questa chiesa cattolica, in Egitto, ad Alessandria, dove fra l’altro è sepolto l’ex re Vittorio Emanuele III, morto nel dopoguerra (1946 ?), proprio in questo Paese africano, dove era stato mandato in esilio, nello stesso anno, credo. Abbiamo firmato il registro dei visitatori, vicino alla tomba, posta sotto l’altare maggiore di questa piccola chiesa. Siamo scesi apposta dal pullman turistico, facendolo fermare vicino al posto dove si trova la chiesa. La guida locale era piuttosto contrariata per questo nostro gesto. Loro hanno subito proseguito, senza di noi. Poi abbiamo continuato il giro della cittĂ per conto nostro. Durante il viaggio di nozze. La chiesa cattolica non è tanto grande, ma graziosa.
Ho letto che il re è stato fatto morire prima dello scadere del 1946, dopo il quale molti averi della Casa reale sarebbero passati, per una legge, al Governo italiano. L’ha detto, diversi anni fa, Andreotti, che sapeva molte cose, in genere non note. Praticamente, credo con il suo consenso, è stato fatto morire quietamente, per omaggio alla Casa regnante (ex), per non farle perdere ingenti somme. Passati alcuni giorni, cambiava l’anno, e tutti gli averi dei Savoia sarebbero passati allo Stato italiano!