culturaLetteraturaMedioevoStoriaTradizione italiana

Dante e il calendario fiorentino: quando l’anno iniziava il 25 marzo

Chi visita Firenze e attraversa Piazza della Signoria può notare, sulla parete occidentale della Loggia dei Lanzi, detta anche Loggia della Signoria,  una grande iscrizione latina che ricorda una riforma del calendario avvenuta nel XVIII secolo. La targa celebra il decreto con cui il granduca Francesco Stefano di Lorena,  sposo di  Maria Teresa d’Austria, stabilì che anche in Toscana l’anno civile dovesse iniziare il 1° gennaio, uniformandosi al resto dell’Europa.

Per secoli, infatti, a Firenze il calendario aveva seguito una regola diversa: l’anno non iniziava a gennaio, ma il 25 marzo, giorno della festa dell’Annunciazione. Questa particolarità, nota come calendario fiorentino, è una delle tradizioni cronologiche più affascinanti della storia italiana.

IMP. CAES. FRANCISCUS PIUS FELIX AUG. LOTHARINGIAE BARRI ET MAGNUS ETRURIAE DUX BONO REIP. NATUS CUSTOS LIBERTATIS AMPLIFICATOR PACIS CONCORDIAE VINDEX SAECULI RESTITUTOR HUMANAE SALUTIS EPOCHAM ANNOSQ. AB TUSCIAEPOPULIS DIVERSO INITIO COMPUTARI SOLITOS AD OMNEM CONFUSIONEM ET DISCERNENDAE AETATIS DIFFICULTATEM AMOLIENDAM UNA EADEMQ. FORMA ET COMMUNIBUS AUSPICIS AB UNIVERSIS LEGE LATA XII KL. DECEMBREIS ANNO MDCCXXXXVIIII INCHOARI ITA IUSSIT UT NON QUEMADMODUM PRAETER ROMANI IMPERI MOREM HACTENUS SERVATUM FUERAT SED VERTENTE ANNO MDCCL AC DEINCEPS IN PERPETUUM KALENDAE IANUARIAE QUAE NOVUM ANNUM APERIUNT CETERIS GENTIBUS UNANIMI ETIAM TUSCORUM IN CONSIGNANDIS TEMPORIBUS CONSENSIONE CELEBRARENTUR

“L’Imperatore Cesare Francesco, Pio, Fortunato, Augusto, Duca di Lorena e di Bar e Granduca di Toscana, nato per il benessere della collettività, guardiano della libertà, amplificatore della pace, difensore della concordia, salvatore del mondo; allo scopo di evitare ogni confusione e difficoltà nel discernere il tempo ha comandato, con legge del 20 novembre del 1749, che l’epoca e gli anni della salvezza dell’uomo, che solevano essere conteggiati dalle popolazioni toscane a partire da diversi giorni, vengano da tutti fatti iniziare in un unico e identico modo, così che non venga più osservato il precedente costume, contrario a quello dell’Impero Romano, ma che a partire dal prossimo anno 1750 e in perpetuo, il primo gennaio che segna l’inizio del nuovo anno presso gli altri popoli, venga celebrato e usato nel conteggio del tempo anche col consenso del popolo toscano”.

Per comprendere questa usanza bisogna tornare indietro nel tempo e interrogarsi su un problema fondamentale: come si misura il tempo storico.

Nel mondo antico e nel primo medioevo non esisteva un unico sistema di datazione. Gli anni potevano essere contati in modi diversi: dalla fondazione di Roma (ab urbe condita), dall’inizio di un regno o di un impero, oppure secondo altre ere cronologiche.

Un cambiamento decisivo avvenne nel VI secolo quando un monaco originario della Scizia, Dionigi il Piccolo (Dionysius Exiguus), introdusse un nuovo sistema di computo degli anni. Dionigi stava elaborando delle tavole per stabilire la data della Pasqua e decise di abbandonare l’uso dell’era di Diocleziano – un imperatore noto per le persecuzioni contro i cristiani – per iniziare a contare gli anni dall’incarnazione di Cristo.

Da quel momento prese forma quella che oggi chiamiamo era cristiana, destinata lentamente a diffondersi in tutta l’Europa.

I diversi “stili” del calendario medievale

Una volta stabilito che gli anni dovevano essere contati dalla venuta di Cristo, rimaneva però una questione aperta: quando far iniziare l’anno?

Nel medioevo esistevano diversi sistemi, chiamati stili cronologici: stile della Natività, con inizio dell’anno il 25 dicembre, stile dell’Incarnazione o dell’Annunciazione, il 25 marzo, stile della Circoncisione, cioè il 1° gennaio, oggi in uso in alcune regioni, soprattutto in Francia,  lo stile pasquale, con inizio dell’anno a Pasqua.

A Firenze e Siena si affermò lo stile dell’Incarnazione. L’anno civile cominciava dunque il 25 marzo, giorno in cui la Chiesa ricorda l’annuncio dell’arcangelo Gabriele a Maria e il concepimento di Cristo.

Questa scelta aveva un forte valore simbolico: se la nascita di Cristo segna l’inizio della redenzione, il momento dell’Incarnazione rappresenta l’inizio stesso della storia della salvezza.

Come funzionava il calendario fiorentino

L’adozione di questo sistema comportava una conseguenza importante: i giorni compresi tra il 1° gennaio e il 24 marzo appartenevano ancora all’anno precedente.

Per esempio: una data come 13 febbraio 1225 in un documento fiorentino corrisponde al 13 febbraio 1226 secondo il nostro calendario.

Questo sistema può creare difficoltà agli storici che studiano i documenti medievali e rinascimentali, perché le date devono essere reinterpretate secondo il calendario moderno.

Anche Pisa adottava lo stile dell’Incarnazione, ma con un sistema diverso: mentre a Firenze l’anno iniziava in ritardo rispetto al nostro computo, a Pisa l’anno veniva anticipato di circa nove mesi. Di conseguenza, la stessa data poteva corrispondere a anni diversi a seconda della città.

La riforma gregoriana del calendario

Un ulteriore elemento di complessità fu introdotto nel 1582 con la riforma del calendario voluta da papa Gregorio XIII.

Il calendario giuliano, introdotto da Giulio Cesare nel 46 a.C., risultava infatti leggermente più lungo dell’anno astronomico: circa undici minuti in più ogni anno. Nel corso dei secoli questo scarto aveva provocato uno slittamento progressivo delle stagioni rispetto alle date del calendario.

Per correggere questo errore si decise di eliminare dieci giorni dal calendario: dopo il 4 ottobre 1582 si passò direttamente al 15 ottobre 1582.

La Toscana accettò subito la riforma gregoriana con un bando granducale dello stesso anno, ma questo cambiamento riguardava solo il calendario astronomico e non modificava la data di inizio dell’anno, che a Firenze rimaneva il 25 marzo.

La riforma del 1749

Solo nel XVIII secolo si decise di uniformare definitivamente il calendario toscano a quello europeo.

Con una legge emanata il 20 novembre 1749, il granduca Francesco Stefano di Lorena stabilì che anche in Toscana l’anno civile dovesse iniziare il 1° gennaio.

L’iscrizione latina posta sulla Loggia dei Lanzi ricorda proprio questo evento e spiega che la riforma fu introdotta per eliminare le confusioni nel calcolo degli anni e facilitare i rapporti amministrativi con gli altri stati europei.

Dal 1750 il calendario toscano venne dunque allineato definitivamente al sistema oggi in uso.

Calende, none e idi: il linguaggio romano del calendario

L’iscrizione della Loggia dei Lanzi utilizza anche un antico sistema romano per indicare le date. Nel testo latino, infatti, la legge è indicata come emanata “XII Kalendas Decembres”, cioè “il dodicesimo giorno prima delle calende di dicembre”.

Nel calendario romano i giorni del mese non venivano numerati progressivamente come oggi, ma si contavano a partire da tre punti fissi: le calende, il primo giorno del mese, le none, le idi.

Per indicare una data si contavano i giorni che mancavano alla successiva di queste ricorrenze, includendo sia il giorno di partenza sia quello di arrivo. Un sistema complesso ma molto diffuso ancora  nel medioevo e   presente in alcune iscrizioni ufficiali.

Il capodanno fiorentino oggi

Nonostante la riforma del Settecento, il 25 marzo non è mai stato dimenticato a Firenze. Dal 2000 la città celebra nuovamente il Capodanno fiorentino con un corteo storico che attraversa il centro cittadino fino alla Basilica della Santissima Annunziata, luogo simbolico della devozione mariana e della tradizione medievale.

La celebrazione è accompagnata da eventi culturali e rievocazioni storiche che ricordano l’antica identità della città.

Dante e il calendario della sua città

Il calendario fiorentino non rappresenta soltanto una singolare particolarità cronologica della storia cittadina, diversi studiosi hanno infatti osservato che l’inizio dell’itinerario ultraterreno di Dante potrebbe essere stato pensato per il 25 marzo dell’anno 1300, nel periodo della Pasqua del grande Giubileo indetto da Bonifacio VIII. Non si tratterebbe di una coincidenza casuale. Per i fiorentini del tempo il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, segnava infatti l’inizio dell’anno civile: era il momento in cui il tempo si rinnovava e la città inaugurava simbolicamente un nuovo ciclo.

Collocare proprio in quel giorno l’avvio del viaggio poetico significa  caricare il racconto di un forte valore simbolico. Il percorso che conduce Dante dalla selva oscura fino alla contemplazione divina diventa anche il passaggio da un tempo smarrito a un tempo ritrovato, da una condizione di disordine a una nuova armonia. Come il capodanno fiorentino inaugurava un anno nuovo per la comunità, così il viaggio nella Commedia segna l’inizio di una rinascita spirituale.

Beato Angelico, Annunciazione, affresco nel corridoio del convento di San Marco a Firenze (1442 1443), con l’angelo Gabriele e la Vergine Maria

Un pensiero su “Dante e il calendario fiorentino: quando l’anno iniziava il 25 marzo

  • Domenico ortolano

    L’approfondimento degli argomenti sono sempre piacevoli, inoltre i tuoi approfonditi ed interessanti

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *