ArchitetturaArteculturaLombardiaStoriaViaggi e luoghi

Un tour romantico sul Lago di Como

Da Volta a Manzoni, da Terragni a Bellagio: storia, paesaggio e memoria sulle rive del Lario”.

Ci sono luoghi che si visitano e luoghi che, in qualche modo, entrano nella nostra vita. Il Lago di Como appartiene certamente alla seconda categoria. La sua bellezza è universalmente conosciuta: l’acqua stretta fra le montagne, i borghi adagiati sulle rive, le ville, i giardini, le prospettive che cambiano continuamente seguendo le curve del lago. Ma fermarsi alla bellezza del paesaggio significherebbe raccontarne soltanto una parte.

Il Lario è soprattutto un territorio di straordinaria densità culturale, nel quale storia, scienza, letteratura, arte, architettura e memoria civile convivono entro pochi chilometri. E’ questa la ragione per cui ogni ritorno sulle sue rive finisce per diventare una scoperta.

Da questa idea è nato “Un tour romantico sul Lago di Como”, l’incontro online ospitato sulla piattaforma Zoom del notaio Salvatore Abbruscato, che da tempo promuove occasioni di confronto e divulgazione culturale. Più che una conferenza nel senso tradizionale, l’incontro ha cercato di essere una passeggiata: fotografie, filmati, ricordi e brevi soste davanti a luoghi capaci di raccontare storie molto diverse.

Il termine romantico non voleva indicare soltanto la suggestione del paesaggio. C’era qualcosa di più: il rapporto personale che può nascere fra un individuo e un territorio quando quel territorio accompagna una parte importante della sua esistenza.

Como, una seconda città

Per me Como non è mai stata semplicemente una destinazione turistica.

Vi arrivai giovanissimo, a ventiquattro anni. Ero appena laureato e quasi coetaneo dei miei primi studenti. Cominciò così un rapporto con la Lombardia lariana che avrebbe attraversato molti anni della mia vita professionale e familiare.

Como, Erba, Lecco e i paesi che circondano il lago divennero progressivamente luoghi quotidiani. La scuola, gli studenti, le amicizie, l’attività universitaria, le passeggiate, la famiglia: il territorio smise presto di essere uno sfondo e divenne parte dell’esperienza.

Particolarmente significativo fu il periodo trascorso a Erba, dove l’attività scolastica si intrecciò con quella accademica e con rapporti professionali e umani destinati a lasciare tracce profonde e durature.

Ancora oggi molti di quei legami non appartengono semplicemente al ricordo. Sono rapporti che continuano, si rinnovano, ritornano nelle conversazioni, negli incontri, nelle amicizie mantenute nel tempo. E’questo uno degli aspetti più belli dell’esperienza comasca: avere scoperto che si può lasciare geograficamente un territorio senza separarsene realmente.

Una città dove duemila anni convivono

Entrare a Como significa attraversare epoche diverse quasi senza accorgersene.

Il Castel Baradello, legato alla stagione di Federico Barbarossa, domina ancora dall’alto la città e ricorda la Como medievale. Scendendo verso il centro, Porta Torre introduce nella città murata; poco lontano emergono invece le testimonianze dell’antica Novum Comum.

Qui la memoria conduce inevitabilmente ai due grandi Plinii.

Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane sono profondamente legati alla città e permettono di costruire un vero itinerario nella Como romana: le testimonianze archeologiche, le terme, il museo, le statue dei due illustri comaschi sulla facciata del Duomo e, naturalmente, il lago stesso, che apparteneva al loro orizzonte geografico e culturale.

È sorprendente pensare che nello stesso territorio siano nati l’autore della monumentale Naturalis Historia e l’uomo che, nelle sue lettere a Tacito, avrebbe consegnato alla storia una delle testimonianze più celebri dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Como consente così qualcosa di raro: camminare nella città contemporanea continuando a percepire, sotto di essa, la città romana.

La città della scienza: Alessandro Volta

Ma Como significa inevitabilmente anche Alessandro Volta.

La sua presenza accompagna la città quasi naturalmente. Il Tempio Voltiano, affacciato sul lago, ricorda uno degli scienziati che hanno modificato radicalmente la storia della conoscenza e della tecnologia. La pila voltaica non è soltanto un oggetto conservato nei manuali scolastici: rappresenta una delle svolte che hanno aperto la strada alla modernità elettrica.

Seguire le tracce di Volta significa allora uscire dal semplice itinerario monumentale e ritrovare il rapporto profondo fra scienza e territorio.

E salendo verso Brunate, raggiungibile con la celebre funicolare, il paesaggio si apre improvvisamente: Como e il primo bacino del lago appaiono dall’alto, mentre il Faro Voltiano continua idealmente quel dialogo fra paesaggio e memoria scientifica.

Il Novecento sorprendente di Giuseppe Terragni

Pochissime città italiane permettono poi di incontrare, in uno spazio relativamente ristretto, testimonianze tanto significative dell’architettura razionalista.

La figura centrale è Giuseppe Terragni.

La ex Casa del Fascio, oggi Palazzo Terragni, sorprende ancora per la sua modernità. Guardandola senza conoscerne la data di costruzione si potrebbe facilmente immaginare un edificio molto più recente. Geometria, luce, pieni e vuoti costruiscono uno spazio che conserva ancora oggi una forza innovativa straordinaria.

E poco distante il Novocomum, progettato da Terragni quando era giovanissimo, racconta un’altra pagina della stessa avventura architettonica.

A Camerlata, poi, la grande fontana progettata da Cesare Cattaneo e Mario Radice introduce il visitatore nel clima dell’astrattismo e delle avanguardie comasche.

La Como romana, quella medievale e quella razionalista finiscono così per sovrapporsi. È questa stratificazione a rendere la città particolarmente affascinante: non possiede una sola identità, ma molte.

Bellagio, dove il paesaggio diventa memoria

Poi c’è il lago.

E parlando del lago è quasi impossibile non arrivare a Bellagio, nel punto in cui il paesaggio sembra aprirsi verso i due rami di Como e di Lecco.

Bellagio possiede certamente tutte le caratteristiche che ne hanno fatto una delle località più conosciute al mondo: ville, giardini, scalinate, vicoli, eleganza, acqua e montagne. Ma per chi ha vissuto a lungo in questi luoghi un’immagine può contenere qualcosa che nessuna guida turistica potrebbe raccontare.

Una fotografia di famiglia scattata proprio a Bellagio, poco prima di un trasferimento a Palermo, conserva per me uno di questi momenti. Sullo sfondo c’è il lago; davanti, una famiglia in una stagione ormai lontana. Guardarla oggi significa comprendere come i luoghi possano diventare custodi silenziosi della nostra biografia.

Ma anche Bellagio apre immediatamente nuove strade culturali. Qui trascorse gli ultimi giorni della propria vita Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, morto nel dicembre 1944. Una targa ne conserva la memoria.

Ancora una volta il paesaggio conduce alla storia.

Menaggio e la civiltà della seta

Proseguendo lungo il lago si incontra Menaggio, dove il Monumento alla Tessitrice consente di ricordare un capitolo fondamentale della storia economica e sociale comasca: quello della seta.

Dietro i tessuti che hanno portato il nome di Como nel mondo vi sono state generazioni di lavoratori e soprattutto di donne. Il monumento realizzato da Francesco Somaini non celebra dunque un sovrano, un generale o uno scrittore, ma il lavoro.

È un’immagine importante perché invita a guardare il territorio anche attraverso la sua storia produttiva.

La cultura non vive soltanto nei palazzi e nei musei. Vive nelle fabbriche, nelle scuole, nei mestieri, nelle trasformazioni economiche e nella memoria delle persone che hanno lavorato.

Erba, Villa Amalia e gli anni della scuola

Fra i luoghi ai quali rimango maggiormente legato c’è Villa Amalia a Erba.

È un edificio straordinario per la sua storia architettonica e letteraria, frequentato da figure come Giuseppe Parini, Vincenzo Monti e Ugo Foscolo. Ma per me possiede inevitabilmente un significato ulteriore: fu il luogo della scuola, degli studenti, degli anni trascorsi nell’insegnamento e nella vita quotidiana.

Le fotografie di quelle classi appartengono ormai a un’altra epoca. Quei ragazzi sono diventati professionisti, medici, ingegneri, uomini e donne che hanno costruito le proprie vite.

Ed è proprio qui che un viaggio apparentemente turistico cambia natura.

Un edificio non è più soltanto un edificio quando dentro quelle stanze abbiamo insegnato, discusso, incontrato giovani, costruito rapporti. Diventa un deposito di memoria.

A poca distanza, Bosisio Parini conduce invece alla casa natale di Giuseppe Parini e al paesaggio del Lago di Pusiano. Anche qui letteratura e geografia finiscono per illuminarsi reciprocamente: conoscere il luogo nel quale uno scrittore è cresciuto aiuta talvolta a comprendere qualcosa di più della sua opera.

Verso Lecco, dentro il paesaggio di Manzoni

E poi il ramo di Lecco.

Qui il rapporto fra letteratura e paesaggio diventa quasi inevitabile. Basta guardare il Resegone per sentire riaffiorare le pagine dei Promessi sposi. Manzoni conosceva profondamente questi luoghi e li trasformò nella geografia letteraria di uno dei romanzi fondamentali della nostra cultura.

Lecco permette dunque un’esperienza particolare: passare dalla pagina al paesaggio e dal paesaggio nuovamente alla pagina.

Ma anche questo territorio offre molti altri itinerari: la Brianza, Montevecchia, le memorie di Maria Gaetana Agnesi, i piccoli laghi, le ville e i paesi che circondano il Lario.

Un lago attraversato dalla grande storia

La bellezza del Lago di Como non deve infine far dimenticare che le sue rive hanno attraversato anche momenti drammatici della storia italiana.

L’Alto Lago conduce inevitabilmente a Dongo e ai luoghi legati agli ultimi giorni di Benito Mussolini e del regime fascista. Qui il paesaggio apparentemente immobile entra improvvisamente nella grande storia del Novecento.

È un contrasto che impressiona: le stesse rive che sembrano nate per la contemplazione e il turismo sono state teatro di avvenimenti che appartengono alla memoria collettiva del Paese.

Palermo e Como, più vicine di quanto sembri

Esiste infine un’altra prospettiva che meriterebbe da sola un approfondimento: quella dei rapporti storici fra il territorio lariano e la Sicilia.

Le migrazioni provenienti dall’area dei laghi lombardi verso Palermo e altre città siciliane, soprattutto nei secoli dell’età moderna, portarono nell’isola artigiani, commercianti e maestranze. È una storia poco conosciuta che mostra ancora una volta quanto le regioni italiane siano state, nei secoli, molto più comunicanti di quanto spesso immaginiamo.

Anche per questo il rapporto fra Palermo e Como può essere letto non soltanto attraverso una vicenda individuale, ma dentro una storia più ampia di spostamenti, incontri e contaminazioni.

Un viaggio che non può concludersi

Durante l’incontro su Zoom è diventato presto evidente che settanta minuti non sarebbero bastati.

Non sarebbero bastate neppure diverse ore.

Sono rimaste fuori ville, chiese, paesi, personaggi, storie, sentieri, episodi letterari, testimonianze artistiche e soprattutto quelle piccole scoperte che non sempre entrano nelle guide turistiche.

Una conferenza, come un articolo, non dovrebbe avere la pretesa di esaurire un territorio. Dovrebbe piuttosto provocare curiosità.

Per questo “Un tour romantico sul Lago di Como” non vuole concludersi con l’ultima immagine proiettata.

L’invito è a continuare.

Oggi disponiamo di uno strumento straordinario che permette di preparare un viaggio prima ancora di partire o di tornarvi virtualmente dopo essere rientrati: YouTube. Cercando singolarmente Como, Brunate, Bellagio, Varenna, Menaggio, Lecco, Dongo, il Resegone, Villa Amalia, Terragni, Alessandro Volta, i Plinii, Parini o le ville del Lario si apre un patrimonio sterminato di documentari, riprese aeree, passeggiate filmate, conferenze e ricostruzioni storiche.

Il consiglio è di non limitarsi a guardare un solo video. Seguire un nome, poi un luogo, poi un personaggio; lasciare che una scoperta conduca alla successiva.

È questo, in fondo, il modo più bello di conoscere un territorio: non considerarlo mai definitivamente conosciuto.

Per me il Lago di Como continua ad avere esattamente questo significato. È stato luogo di lavoro, di formazione, di amicizie, di famiglia. È stato il territorio nel quale una parte importante della mia vita ha preso forma. E continua a esserlo attraverso rapporti che il tempo e la distanza non hanno interrotto.

E’  questa la ragione per cui, ogni volta che ritorno idealmente o realmente sul Lario, non ho mai la sensazione di visitare semplicemente un luogo.

Ho piuttosto la sensazione di continuare un viaggio iniziato molti anni fa e che, in qualche modo, non si è mai concluso.

2 pensieri riguardo “Un tour romantico sul Lago di Como

  • Domenico ortolano

    Avendolo visto in parte mi riaffiorano bei ricordi. Sei riuscito a dare una visione romantica, culturale ed interessante, ma. Sei riuscito a stimolare per chi non l’hanno visto a farsi una gita. E chi l’ha visto a ritornarci. Infine ci hai fatto sognare.

    Rispondi
  • Salvatore Abbruscato

    Tour romantico nel lago di Como e’ un titolo molto appropriato perché la descrizione dei luoghi è fatta con sentimento, come una rievocazione del propio vissuto , un racconto che mette in evidenza non solo le bellezze del lago e dei paesi, ville e giardini che lo adornano, della storia che li’ si e’ svolta, ma anche ci fa conoscere una parte della personalità dell’autore di questo affascinante viaggio nel tempo, nella cultura, una testimonianza del rapporto tra il prof. Pintaldi e i luoghi descritti ; ivi egli è vissuto, ha insegnato, ha costruito amicizia e legami che non sono cessati, egli sente ancora pulsare dentro di sé l’appartenenza a tale territorio.Per questo sentimentalismo il viaggio diventa più affascinante, più commovente, culturalmente più ricco.
    Grazie caro Francesco per questo trattato sul lago di Como che hai scritto con grande amore per il quale ti sei molto impegnato scrivendo numerosissime pagine

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *