Venticinque anni di Concordia
Il sogno di Roberto Trapani della Petina continua a fiorire a Palermo

Ci sono luoghi che si visitano e luoghi che si comprendono soltanto tornando a percorrerli negli anni. Il Giardino della Concordia appartiene a questa seconda categoria. Nato all’inizio del nuovo millennio per volontà di Roberto G. Trapani della Petina, oggi rappresenta uno degli esempi più originali di come la memoria possa trasformarsi in educazione, la cultura in dialogo e la legalità in esperienza quotidiana.
Il 5 luglio 2026, nel venticinquesimo anniversario della sua inaugurazione, il Giardino ha celebrato un traguardo importante. Non soltanto una ricorrenza, ma la conferma della vitalità di un progetto che continua a parlare alle nuove generazioni.

L’atmosfera della cerimonia era quella delle occasioni speciali. Accanto alle istituzioni erano presenti i familiari delle vittime della mafia, rappresentanti del mondo della cultura, delle associazioni, della scuola e del volontariato, tutti uniti dall’idea che il Giardino non appartenga a un’associazione, ma alla città.
Fin dall’origine Roberto Trapani della Petina aveva immaginato qualcosa di diverso da un semplice spazio verde. Il suo progetto era quello di un “giardino ideologico”, nel quale ogni aiuola, ogni albero, ogni monumento raccontasse una storia e invitasse alla riflessione. Sorto su un terreno confiscato alla mafia, il Giardino della Concordia è stato dedicato ai martiri per la civiltà, trasformando un luogo segnato dalla sopraffazione in uno spazio dedicato alla memoria e alla speranza.
A distanza di dodici anni dalla scomparsa del fondatore, la sua eredità continua grazie alla moglie, Wanda Fabbri, presidente dell’Istituto Superiore per la Difesa delle Tradizioni. Con discrezione e determinazione ha raccolto il testimone del marito, mantenendo vivo il programma culturale dell’Istituto e arricchendolo di nuove iniziative dedicate alla legalità, alla memoria civile e al dialogo interculturale. I numerosi progetti rivolti alle scuole, le visite guidate, i concorsi e gli incontri pubblici testimoniano una continuità che negli anni non si è mai interrotta.
Durante la celebrazione del venticinquennale si sono alternati interventi che hanno ripercorso la nascita del Giardino e il suo significato civile. Particolarmente significativo è stato il ricordo del professor Manlio Corselli, attraverso la lettura del suo discorso dedicato alla vocazione internazionale del fondatore, convinto che il Mediterraneo dovesse essere un ponte tra i popoli e non una frontiera. La presenza della viceconsole della Tunisia ha dato ulteriore concretezza a questo messaggio di dialogo.
Non meno importante è stato l’annuncio del Premio Internazionale di Poesia “Roberto G. Trapani della Petina – Città di Palermo”, promosso dall’Istituto con il patrocinio del Comune di Palermo. Dedicato alla poesia di impegno civile e articolato in tre sezioni – italiana, siciliana e inglese – il Premio rappresenta una naturale prosecuzione del pensiero del suo ideatore: affidare alla cultura il compito di costruire ponti, favorire il confronto e difendere la dignità della persona.

La cerimonia si è conclusa con la consegna di una medaglia commemorativa raffigurante la melagrana, simbolo caro a Roberto Trapani della Petina. I numerosi chicchi racchiusi in un unico frutto rappresentano l’umanità nelle sue differenze: popoli, culture e religioni diverse chiamati a convivere senza rinunciare alla propria identità. È forse l’immagine che meglio sintetizza il significato dell’intero Giardino.
Per chi scrive, questa ricorrenza ha avuto anche un valore personale. Tra le fotografie conservate negli archivi dell’Istituto ve n’è una risalente al 2004, quando, da dirigente scolastico del Liceo Basile, partecipavo alle attività educative organizzate nel Giardino della Concordia insieme agli studenti. Già allora era evidente come quel luogo potesse diventare un’aula all’aperto, dove la legalità non veniva insegnata soltanto attraverso le parole, ma vissuta attraverso i simboli, il paesaggio e il contatto diretto con la memoria.
A distanza di oltre vent’anni quella intuizione appare ancora più attuale. In un tempo attraversato da conflitti, tensioni e nuove forme di intolleranza, il Giardino della Concordia continua a ricordare che la pace non nasce da grandi dichiarazioni, ma da una paziente opera educativa, fatta di incontri, cultura e rispetto reciproco.

È questo, probabilmente, il lascito più autentico di Roberto G. Trapani della Petina: aver dimostrato che anche un giardino può diventare una scuola di civiltà.
