Due sponde, un solo Mediterraneo. Intervista al professor Domenico Ortolano
Intervista al prof. Domenico Ortolano, presidente dell’Associazione Castello e Parco di Maredolce in occasione dell’incontro del giorno 21 luglio al Castello di Maredolce per la presentazione del libro di Soumaya Bourougaaoui

1. Professore, come ha conosciuto Soumaya Bourougaaoui e quale fu la sua prima impressione quando la incontrò a Mazara del Vallo nel 2024?
La nostra conoscenza è nata in modo del tutto spontaneo attraverso Facebook. Seguivo con interesse i suoi interventi dedicati alla cultura tunisina e al dialogo mediterraneo. Quando nel 2024 seppi che sarebbe stata a Mazara del Vallo, decisi di incontrarla personalmente. Fin dal primo momento ebbi la sensazione di trovarmi davanti a una persona autentica, curiosa, profondamente innamorata della propria terra ma, nello stesso tempo, aperta al confronto con le altre culture. Da quell’incontro è nata un’amicizia sincera che continua ancora oggi.
2. Da quell’incontro è nata una sincera amicizia. Quali qualità umane e culturali di Soumaya l’hanno maggiormente colpita e consolidato questo rapporto?
Prima di tutto la semplicità. Soumaya possiede una notevole preparazione culturale, ma non la ostenta mai. Ha la capacità di ascoltare gli altri, di creare relazioni e di trasformare ogni incontro in un’occasione di crescita reciproca. Mi ha colpito anche il suo amore per la memoria storica e per le tradizioni popolari, che considera strumenti fondamentali per costruire il futuro.
3. Lei ha più volte affermato di condividere profondamente i principi che ispirano l’impegno culturale di Soumaya. Quali sono questi valori e perché li ritiene così importanti nel mondo di oggi?
Condividiamo l’idea che la cultura non debba dividere ma unire. Crediamo entrambi nel dialogo tra i popoli, nel rispetto delle differenze, nella conoscenza reciproca come antidoto ai pregiudizi. Oggi più che mai il Mediterraneo ha bisogno di ponti e non di muri; la cultura è uno dei ponti più solidi che possiamo costruire.
4. Soumaya è oggi anche socia dell’Associazione Castello e Parco di Maredolce. Che significato assume questa adesione per l’Associazione e, più in generale, per il dialogo culturale tra le due sponde del Mediterraneo?
Per noi è motivo di grande soddisfazione. Non è soltanto un’adesione formale: rappresenta il desiderio di condividere un progetto culturale che guarda al Mediterraneo come a uno spazio comune di civiltà. La presenza di Soumaya rafforza questa vocazione internazionale dell’Associazione.»
5. Il Castello di Maredolce non è stato scelto casualmente come sede dell’incontro. Quale messaggio desidera trasmettere al pubblico attraverso questo luogo così ricco di storia e di memoria?
Maredolce è un simbolo dell’incontro fra culture. Qui convivono le testimonianze della civiltà islamica, di quella normanna e della tradizione siciliana. È il luogo ideale per parlare di Tunisia e Sicilia, perché racconta concretamente ciò che il Mediterraneo è stato nei secoli: uno spazio di scambi, di contaminazioni e di crescita comune.
6. Palermo e Tunisi condividono secoli di storia comune. Dal suo punto di vista, quali sono oggi le eredità più vive di questo patrimonio condiviso?
Le ritroviamo nella lingua, nell’architettura, nella cucina, nella musica, nelle tradizioni popolari e perfino nei modi di vivere. Spesso non ce ne rendiamo conto perché fanno ormai parte della nostra quotidianità. Il libro di Soumaya ci aiuta proprio a riscoprire questa memoria comune.
7. Oggi spesso il Mediterraneo viene raccontato come luogo di conflitti e di divisioni, quanto è importante promuovere iniziative culturali come quella di martedì?
È fondamentale. Le cronache ci mostrano spesso soltanto le difficoltà, ma la cultura ci ricorda che il Mediterraneo è stato soprattutto uno straordinario laboratorio di civiltà. Organizzare incontri come questo significa offrire una narrazione diversa, fondata sulla conoscenza reciproca e sulla speranza.
8. L’Associazione Castello e Parco di Maredolce promuove da anni il dialogo tra i popoli del Mediterraneo. In che modo l’incontro con Soumaya Bourougaaoui si inserisce in questo percorso culturale?
Rappresenta una tappa naturale del nostro cammino. Da anni organizziamo iniziative dedicate alla valorizzazione del patrimonio mediterraneo. L’incontro con Soumaya arricchisce questo percorso perché porta la voce di una studiosa tunisina che racconta il Mediterraneo dall’altra sponda, ma con uno sguardo che ci appartiene profondamente.
9. Lei ha già avuto modo di leggere il libro di Soumaya. Quale aspetto ritiene possa sorprendere maggiormente il pubblico palermitano?
Credo la capacità dell’autrice di raccontare la Tunisia attraverso le persone comuni. Non è un libro di storia in senso tradizionale; è un viaggio nella memoria, nelle emozioni, nei gesti quotidiani. Ed è proprio questa dimensione umana che rende il libro vicino anche ai lettori siciliani.
10. Se dovesse rivolgere un invito ai cittadini che ancora non conoscono Soumaya Bourougaaoui, perché consiglierebbe loro di essere presenti martedì al Castello di Maredolce?
Perché sarà molto più della presentazione di un libro. Sarà un incontro tra persone, culture e storie che si riconoscono parte di un’unica grande comunità mediterranea. Chi parteciperà tornerà a casa con qualche conoscenza in più, ma soprattutto con uno sguardo diverso sul Mediterraneo.
La ringrazio, professore. Dalle sue parole emerge con chiarezza come questa non sia soltanto la presentazione di un volume, ma l’incontro tra due rive del Mediterraneo che, attraverso la cultura, ritrovano una storia comune.
