Peppino di Capri, la colonna sonora di una generazione
L’addio a uno dei protagonisti della canzone italiana

Peppino di Capri ci ha lasciato, non è stato un cantante che ha riempito le classifiche, Peppino di Capri ha riempito la vita delle persone. Con la sua scomparsa, avvenuta all’età di 86 anni, l’Italia perde uno degli interpreti più eleganti e autentici della sua musica leggera, un artista che ha attraversato oltre sessant’anni di storia senza mai smarrire il tratto che lo ha reso inconfondibile: la capacità di parlare direttamente al cuore.
Per chi, come chi scrive, ha vissuto gli anni Sessanta e Settanta da studente liceale e poi universitario, il suo nome non richiama soltanto un cantante di successo. Richiama un’intera stagione della vita. Erano gli anni delle riunioni nelle case degli amici, delle chitarre passate di mano in mano, delle serate che sembravano non finire mai. Bastavano pochi accordi perché qualcuno iniziasse a cantare, e immancabilmente arrivavano le melodie di Peppino di Capri.
Le sue canzoni avevano una qualità rara: riuscivano a creare silenzio. Non il silenzio dell’imbarazzo, ma quello dell’ascolto. Erano brani che invitavano al raccoglimento, che parlavano d’amore senza enfasi, con una semplicità disarmante. La sua voce diventava la colonna sonora dei primi sentimenti, delle speranze, delle delusioni e dei sogni di un’intera generazione.
Tra le tante pagine che ci lascia, Champagne rimane forse la più celebre. Dietro l’apparente leggerezza del ritornello si nasconde una malinconia sottile: il brindisi accompagna la fine di un amore, ricordandoci che la felicità e la nostalgia spesso convivono nello stesso istante. È una delle grandi magie della canzone italiana.

Ma il patrimonio artistico di Peppino di Capri è molto più ampio. Roberta racconta con delicatezza il rimpianto e il desiderio; Nun è peccato conserva tutta la dolcezza della tradizione napoletana; Il sognatore è quasi un manifesto esistenziale, un invito a non rinunciare mai alla capacità di immaginare un futuro migliore; E mo’ e mo’ e St. Tropez Twist testimoniano la sua straordinaria versatilità, capace di coniugare la melodia italiana con i nuovi ritmi che arrivavano dall’America e dall’Europa.
Fu proprio questa apertura alle novità a renderlo un innovatore. Quando il rock’n’roll e il twist conquistarono i giovani, Peppino di Capri comprese che la tradizione non doveva essere abbandonata, ma rinnovata. Con il suo pianoforte, la sua voce limpida e il gruppo dei Rockers costruì un linguaggio musicale elegante, moderno e profondamente italiano.
Ciò che oggi commuove maggiormente non è soltanto il ricordo dell’artista, ma quello dell’uomo. Chi lo ha conosciuto ne ha sempre sottolineato la signorilità, la discrezione, l’attaccamento alla sua Capri, che non smise mai di considerare la propria casa e la propria fonte di ispirazione, fino all’ultimo è rimasto legato alla sua isola.
Ogni generazione possiede una propria colonna sonora. Per la mia, Peppino di Capri è stato una presenza costante. Tra i sedici e i vent’anni le sue canzoni hanno accompagnato il tempo delle emozioni più intense, quando l’amore sembrava capace di spiegare il mondo e la musica era il linguaggio più sincero con cui raccontarlo. Riascoltarle oggi significa ritrovare non soltanto una melodia, ma una parte di noi stessi.
La morte di un grande artista non spegne la sua voce. La affida alla memoria collettiva. E la memoria, quando è sostenuta dall’arte autentica, diventa più forte del tempo.
Grazie, Peppino, per avere insegnato a un’intera generazione che la dolcezza può essere una forma di eleganza e che una semplice canzone, quando nasce dal cuore, può continuare a vivere molto oltre la vita del suo autore.


Grazie caro prof. Pintaldi per questa profonda riflessione dedicata a Peppino Di Capri che mette bene in evidenza il valore di un tale artista , il suo rapporto con la musica, con il suo pubblico , la sua storia di cantante e il suo ruolo di innovatore e la sua umanità. Con questo scritto ci fai conoscere meglio la storia umana e artistica di Peppino.
PEPPINO DI CAPRI
In ricordo di Peppino di Capri e in onore del prof. Pintaldi che con le sue parole ha saputo dare il giusto rilievo ad una figura di artista che ha saputo parlare ad ognuno di noi con eleganza, sobrietà e fascino. Quando Di Capri fece la sua comparsa nel mondo della musica ha suscitato pareri contrastanti. La gente era abituata all’ascolto delle grandi canzoni che a cavallo tra otto/novecento poeti del calibro di Salvatore Di Giacomo musicò poesie come “E spingule francese” e tante altre che fecero conoscere al mondo la musica popolare italiana. Nel 1898 fu pubblicata “O sole mio” che Enrico Caruso fece conoscere al mondo intero. Non c’è stato tenore che non abbia inserito nel proprio repertorio questo brano. Perfino Elvis Presley lo ha cantato in inglese conferendogli il titolo “its now or never”: fu un successo mondiale. Poi con lo scoppio delle due guerre mondiali tutto venne messo a tacere. Nel secondo dopoguerra a partire del 1951 fu creato il festival della canzone napoletana e per due decenni fu la manifestazione popolare più sentita dagli italiani più del festival di Sanremo. In una di queste occasioni fece la sua comparsa Peppino di Capri e fu subito un trionfo. Era la grande novità che cambiava la musica napoletana classica e apriva nuovi orizzonti alla musica napoletana classica. Contemporaneamente il Jazz e di conseguenza il blues muove i primi passi nel mondo e un cantante napoletano dal nome Pino Daniele cambiò ancora una volta la musica napoletana dandole una ritmicità jazzistica e cantando dei blues che erano le poesie popolari napoletani. Non ci sono più ma abbiamo imparato a conoscere la eleganza di Peppino il blues napoletano di Pino.