Maturità 2026, matematica e intelligenza artificiale: chi sta davvero sostenendo l’esame?
La prova di Matematica della Maturità 2026 si presenta, nel complesso, equilibrata e ben costruita. I due problemi proposti richiedono competenze diverse ma complementari: da un lato la capacità di costruire un modello matematico a partire da dati reali, dall’altro il tradizionale studio di funzione che da decenni costituisce una delle colonne portanti dell’esame di Stato.

Il primo problema prende spunto dall’andamento del livello idrometrico del lago di Bracciano, proponendo una modellizzazione mediante funzioni polinomiali e trigonometriche. È interessante osservare come la matematica venga qui utilizzata per descrivere un fenomeno reale, richiamando implicitamente il tema, molto attuale, dell’analisi dei dati e delle serie storiche. Lo stesso Einstein, citato nell’incipit della prova, ricordava che i teoremi matematici sono certi proprio perché si muovono nel mondo ideale delle astrazioni, mentre la realtà impone inevitabilmente approssimazioni.
Il secondo problema segue invece uno schema più classico e rassicurante: studio di funzioni, tangenti, monotonia, estremi e grafici. È il terreno sul quale generazioni di studenti si sono esercitate e sul quale la preparazione scolastica tradizionale continua a misurarsi.
Anche il questionario presenta una notevole varietà di temi: geometria analitica nello spazio, logaritmi applicati alla sismologia, teorema fondamentale del calcolo integrale, combinatoria e probabilità. Un panorama ampio che mostra come la matematica sia, al tempo stesso, linguaggio della natura e raffinato esercizio del pensiero astratto.
Ma c’è un elemento che rende questa maturità diversa da tutte quelle del passato.
Per la prima volta nella storia della scuola, milioni di studenti convivono quotidianamente con sistemi di Intelligenza Artificiale capaci di affrontare problemi matematici complessi, sviluppare dimostrazioni, tracciare grafici e persino spiegare passo dopo passo il procedimento risolutivo.
Molti docenti hanno già sperimentato quanto sia sorprendente la capacità dei moderni sistemi di IA di risolvere esercizi di livello universitario e di affrontare prove d’esame con percentuali di successo impensabili fino a pochi anni fa. Alcuni test condotti da ricercatori e insegnanti mostrano che strumenti oggi accessibili gratuitamente riescono spesso a produrre soluzioni corrette, ordinate e ben argomentate.
Questo fatto pone una domanda inevitabile: che senso ha continuare a proporre prove costruite principalmente sulla capacità di eseguire calcoli e applicare procedure note?
La questione non riguarda soltanto la matematica. Coinvolge l’intero sistema educativo.
Per secoli la scuola ha valutato soprattutto la capacità di ricordare informazioni e applicare algoritmi. Oggi una macchina è in grado di svolgere molte di queste operazioni in pochi secondi.
Non per questo la matematica perde valore. Al contrario, il suo significato diventa ancora più importante. La vera competenza matematica non consiste soltanto nel trovare il risultato corretto. Consiste nel comprendere il problema, scegliere il modello adeguato, interpretare criticamente il risultato ottenuto, riconoscere eventuali errori e valutarne la plausibilità.
È proprio qui che emerge il limite attuale dell’Intelligenza Artificiale.
Sebbene i sistemi più avanzati abbiano raggiunto livelli impressionanti di accuratezza, essi possono ancora commettere errori di interpretazione, confondere ipotesi, trascurare condizioni o sviluppare ragionamenti apparentemente convincenti ma sostanzialmente errati. Chi utilizza questi strumenti senza possedere una preparazione adeguata rischia di accettare come corretto ciò che corretto non è.
L’Intelligenza Artificiale può quindi essere vista come una calcolatrice straordinariamente evoluta: potentissima, rapidissima e spesso sorprendente. Ma, come ogni strumento, richiede una mente capace di controllarne il funzionamento e di valutarne i risultati. Per questo motivo l’uomo non diventa superfluo. Al contrario, diventa ancora più necessario.
La sfida educativa dei prossimi anni non sarà quella di competere con le macchine nella velocità di calcolo. Sarebbe una gara già persa in partenza. La vera sfida sarà formare persone capaci di comprendere ciò che le macchine producono, di riconoscerne i limiti, di verificarne l’affidabilità e di utilizzarne consapevolmente le enormi potenzialità.
Forse le future prove di maturità dovranno evolversi proprio in questa direzione: meno enfasi sull’esecuzione meccanica dei procedimenti e maggiore attenzione alla capacità di interpretare, argomentare, criticare e validare risultati ottenuti anche attraverso strumenti digitali avanzati.
La matematica continuerà a essere una palestra insostituibile del pensiero. Non perché insegna soltanto a calcolare, ma perché insegna a ragionare.
E nessuna intelligenza artificiale, almeno per ora, può sostituire completamente la responsabilità e il giudizio di una mente umana.


La parte della relazione sull’esame di matematica svolta con competenza dal professore Pintaldi che mi ha suscitato maggiore interesse e’ questa affermazione sul rapporto tra lo studente e l’ AI :” La sfida educativa dei prossimi anni non sarà quella di competere con le macchine nella velocità di calcolo. Sarebbe una gara già persa in partenza. La vera sfida sarà formare persone capaci di comprendere ciò che le macchine producono, di riconoscerne i limiti, di verificarne l’affidabilità e di utilizzarne consapevolmente le enormi potenzialità.”
Quindi dobbiamo convivere con questo strumento ed imparare a usarlo in maniera adeguata.
Questa conclusione del professore indica che ci attende una sfida tra noi e la intelligenza artificiale la cui funzione culturale e formativa è straordinaria, di grande portata.
Un plauso al Nostro Professore,
Buonasera Dott. Abbruscato, sono perfettamente d’accordo con la sua preziosa riflessione, grazie.
Desidero rivolgere i miei complimenti al professor Francesco Pintaldi per questo articolo, che affronta con equilibrio e lucidità un tema di grande attualità.
Ho trovato particolarmente interessante la riflessione sul rapporto tra matematica e Intelligenza Artificiale, perché ci invita a guardare oltre la semplice capacità di ottenere una risposta corretta. Condivido pienamente questa visione! La vera sfida, come emerge dall’articolo, è continuare a coltivare il pensiero critico, la capacità di interpretare, di verificare e di comprendere il significato dei risultati.
Da insegnante, mi sento di aggiungere una riflessione personale: la tecnologia è e rimane al servizio dell’uomo, perché nasce dall’ingegno, dalla creatività e dall’intelligenza umana. Per quanto evoluta possa diventare, essa conserverà sempre la natura di uno strumento, il cui valore dipende dalla responsabilità con cui viene progettato e utilizzato. Credo quindi che il compito di un bravo insegnante non sia quello di contrapporsi all’Intelligenza Artificiale, ma di accompagnare i propri studenti a conoscerla, comprenderla e utilizzarla con consapevolezza, spirito critico e saggezza, affinché possa diventare un autentico strumento di crescita e un bene per l’umanità.
Apprezzo inoltre che il cuore dell’articolo non sia una contrapposizione tra uomo e Intelligenza Artificiale, ma una riflessione sul valore della responsabilità educativa e sul ruolo, oggi più che mai insostituibile, dell’insegnante nel formare persone capaci di pensare, discernere e utilizzare la tecnologia con consapevolezza.
Grazie al professor Pintaldi per aver proposto una riflessione così stimolante, capace di aprire un dialogo sul futuro della scuola e della conoscenza. Sono temi che riguardano tutti noi e che meritano di essere approfonditi con lo stesso rigore e la stessa sensibilità dimostrati in questo articolo.
Con viva cordialità, Cinzia Defendi
Caro Francesco, come sempre i tuoi articoli centri i problemi che tratti. Hai fatto un ritratto della situazione attuale ciò che lega la matematica e l’IA. Condivido che ancora l’uomo è necessario perché non è un automa ma, ha suo vantaggio: la riflessione, il sentimento, minore istintività. Perché come dici tu nel tuo articolo perora l’IA è la matematica si equilibrato.
“La matematica continuerà a essere una palestra insostituibile del pensiero. Non perché insegna soltanto a calcolare, ma perché insegna a ragionare.”
… insegna a ragionare divertendosi…aggiungerei!
Ecco un’altra sfida per gli insegnanti. Far capire agli alunni e alle alunne che se usano l’intelligenza artificiale non si gustano la vera Matematica e non si divertono! 🙂