Egitto: quando la pietra dialoga con il cielo
Dalle piramidi di Giza ad Abu Simbel, alla scoperta dell’antico dialogo tra l’uomo e l’universo

L’Egitto è certamente un luogo che non smette mai di interrogare l’uomo. Non soltanto per la grandiosità dei suoi monumenti o per il fascino delle sue antiche civiltà, ma perché continua ancora oggi a suggerire nuove chiavi di lettura sul rapporto tra l’essere umano, la natura e il cosmo.

Di questo si è parlato nel corso dell’incontro online coordinato dal notaio Salvatore Abbruscato e animato dagli interventi dei professori Giuseppe Mangano e Cinzia Defendi, che hanno guidato i partecipanti in un affascinante viaggio tra storia, archeologia e archeoastronomia.
La prima parte dell’incontro ha ripercorso alcune delle tappe fondamentali della civiltà egizia, strettamente legata al Nilo, il fiume che per millenni ha garantito prosperità e continuità a una delle più straordinarie culture della storia. Attraverso immagini e testimonianze dirette, sono stati presentati alcuni dei luoghi più significativi del Paese: la Cittadella del Cairo, la Moschea di Muhammad Alì, il Museo Egizio, i templi di Luxor e Karnak, Abu Simbel, la Valle dei Re e il magnifico tempio funerario della regina Hatshepsut.

Particolarmente suggestive sono state le descrizioni dedicate ad Abu Simbel, il grandioso complesso voluto da Ramses II. Ancora oggi, due volte l’anno, i raggi del sole penetrano per decine di metri all’interno del santuario fino a illuminare le statue delle principali divinità e dello stesso faraone, in uno spettacolo che testimonia le straordinarie conoscenze astronomiche degli antichi Egizi.
Ma il momento forse più originale dell’incontro è stato rappresentato dalla riflessione sulla Grande Sfinge di Giza. I professori Mangano e Defendi hanno illustrato alcune ricerche condotte nell’ambito dell’archeoastronomia, disciplina che studia i rapporti tra monumenti antichi e fenomeni celesti.

Secondo questa prospettiva, la Sfinge non sarebbe semplicemente una monumentale scultura posta a guardia delle piramidi, ma un elemento inserito in un più ampio progetto simbolico e cosmologico. Attraverso misurazioni satellitari e analisi degli orientamenti astronomici, i relatori hanno mostrato come il complesso di Giza presenti significative correlazioni con il sorgere e il tramontare del sole in particolari momenti dell’anno.

La Sfinge, orientata quasi perfettamente verso est, sembra infatti dialogare quotidianamente con il sole nascente, diventando il simbolo della rinascita e del perpetuo rinnovarsi della vita. Non un semplice monumento, dunque, ma un segno visibile del tempo sacro, capace di tradurre in pietra la visione cosmica degli antichi Egizi.
Particolarmente affascinante è stato il riferimento al cosiddetto fenomeno dell’Akhet, quando il sole appare tra le grandi piramidi creando un’immagine di straordinaria suggestione simbolica. Un evento che sembra rappresentare la vittoria quotidiana dell’ordine sul caos, tema centrale della religione egizia.

Nel corso del dibattito è emerso un concetto che attraversa molte civiltà antiche: la convinzione che le opere dell’uomo dovessero essere costruite in armonia con il cielo. Templi, piramidi, città e luoghi sacri non erano concepiti come semplici edifici, ma come punti di incontro tra la terra e il cosmo.

Forse è proprio questa ricerca dell’armonia che continua ancora oggi ad affascinarci. Dietro ogni colonna di Karnak, dietro ogni statua di Abu Simbel, dietro lo sguardo enigmatico della Sfinge, sembra emergere una domanda senza tempo: quale posto occupa l’uomo nell’universo?
L’incontro ha offerto molte possibili risposte, ma soprattutto ha ricordato come la conoscenza nasca dall’incontro tra discipline diverse. Storia, archeologia, astronomia e arte hanno dialogato tra loro, dimostrando che il sapere, quando supera i confini delle singole specializzazioni, riesce ancora a sorprenderci.


Il commento del prof. Pintaldi chiarissimo, eloquente, esplicativo, ci offre una lettura dell’incontro tale da farci cogliere gli aspetti più significativi dell’intera presentazione, come la grande capacità dei costruttori egizi, di creare non solo opere colossali motivo di sconfinata meraviglia, ma di farli dialogare con il cosmo, il loro culto dei morti concepito come in nessun altro luogo del nostro pianeta, la loro conoscenza dell’astronomia.
Un commento che evidenzia in maniera completa tutta la grandiosità della cultura millenaria egizia: Napoleone nel suo discorso delle piramidi disse :” Soldati, pensate che dall’alto di queste piramidi quaranta secoli vi guardano”.
Grazie prof Pintaldi
Sempre interessante il commento di un posto che affascina ricco di storie e di tante bellezze.