Imparare a litigare per imparare a vivere
Conversazione con Daniela Carnemolla
Il conflitto non è necessariamente qualcosa di negativo, ma può diventare uno strumento di crescita se impariamo a gestirlo con consapevolezza.

Tra le difficoltà più comuni della vita quotidiana vi è certamente la gestione dei conflitti. In famiglia, sul lavoro, nelle amicizie e nelle relazioni affettive, il litigio viene spesso vissuto come una sconfitta o come un momento da evitare. Eppure esiste un modo diverso di guardare al conflitto: non come a una guerra da vincere, ma come a un’occasione per comprendere meglio noi stessi e gli altri.
Ne abbiamo parlato con la dottoressa Daniela Carnemolla, che in un interessante video pubblicato sui social affronta il tema con uno sguardo originale e profondamente umano Le riflessioni di Daniela Carnemolla ci ricordano che il conflitto non è il contrario dell’armonia. Al contrario, può rappresentarne uno degli strumenti più efficaci, a condizione che venga vissuto con maturità e consapevolezza. Forse il segreto non consiste nell’evitare i litigi, ma nell’imparare a viverli come fanno i bambini: senza trasformarli in guerre di principio e senza dimenticare ciò che conta davvero, cioè la relazione con l’altro.

Chi è Daniela Carnemolla
Daniela Carnemolla è Psicologo Clinico, divulgatrice e formatrice interessata ai processi di crescita personale, alla comunicazione e alle relazioni umane. Da anni approfondisce le dinamiche che influenzano il comportamento individuale e i rapporti interpersonali, promuovendo una cultura dell’ascolto, del dialogo e della consapevolezza emotiva. Attraverso conferenze, incontri e contenuti divulgativi, offre strumenti utili per comprendere meglio se stessi e gli altri. Il suo approccio, al tempo stesso rigoroso e vicino all’esperienza quotidiana, rende accessibili temi complessi come la gestione dei conflitti, l’autostima e l’equilibrio nelle relazioni.
L’intervista
Dottoressa Daniela Carnemolla, lei sostiene che esista un vero e proprio metodo per litigare. Che cosa significa esattamente “litigare bene”?
Significa comprendere che il litigio non è necessariamente qualcosa di negativo. Il problema non è il conflitto in sé, ma il modo in cui lo affrontiamo. Molto spesso si discute senza arrivare ad alcun risultato, perché l’obiettivo diventa affermare la propria posizione o dimostrare di avere ragione. Litigare bene significa invece mantenere al centro ciò che conta davvero: la relazione, il dialogo e la ricerca di una soluzione condivisa. Se perdiamo di vista questi obiettivi, il conflitto si trasforma semplicemente in uno scontro di volontà.
Nel suo intervento cita spesso i bambini come esempio. Che cosa possono insegnarci sul modo di affrontare i conflitti?
I bambini sono straordinari maestri in questo campo. Litigano, si arrabbiano, talvolta piangono o si spingono, ma dopo poco tornano a giocare insieme. Per loro il gioco è più importante dell’orgoglio. Hanno chiaro ciò che desiderano veramente e non restano intrappolati nel bisogno di vincere una discussione. Gli adulti, invece, spesso sacrificano il rapporto per il desiderio di prevalere.
Perché, secondo lei, gli adulti fanno più fatica dei bambini a riconciliarsi dopo un litigio?
Perché gli adulti portano con sé una storia personale molto più complessa. Ogni discussione non riguarda mai soltanto il presente. Dentro di noi agiscono esperienze passate, delusioni, ferite, aspettative e insicurezze accumulate nel tempo. Quando litighiamo, spesso non reagiamo soltanto a ciò che sta accadendo in quel momento, ma anche a qualcosa che appartiene alla nostra storia personale.
Quanto incidono l’orgoglio e il desiderio di avere ragione nel peggiorare una discussione?
Incidono moltissimo. Quando il nostro obiettivo diventa vincere, smettiamo di ascoltare davvero l’altro. Entriamo in una logica competitiva nella quale ogni parola viene interpretata come un attacco o una difesa. Raggiungere un accordo richiede invece la disponibilità a cedere qualcosa. Nessuna relazione può funzionare se ciascuno pretende di imporre integralmente il proprio punto di vista.
Lei afferma che molte volte non ci arrabbiamo per il motivo apparente. Come possiamo riconoscere le vere cause della nostra rabbia?
Occorre fermarsi e interrogarsi. La rabbia che proviamo nel presente è spesso soltanto la punta dell’iceberg. Dietro una reazione apparentemente sproporzionata possono esserci ferite più profonde, bisogni non riconosciuti o esperienze passate che continuano a influenzarci. La domanda da porsi è: “Perché questa situazione mi tocca così tanto?”. Spesso la risposta ci conduce molto più lontano dell’episodio che ha provocato il litigio.
Quale ruolo ha la conoscenza di sé nella prevenzione e nella gestione dei conflitti?
Ha un ruolo fondamentale. Più conosciamo noi stessi, più riusciamo a distinguere ciò che appartiene alla situazione presente da ciò che invece deriva dalla nostra storia personale. La crescita personale consiste proprio nell’imparare a riconoscere i propri meccanismi interiori, le proprie fragilità e quelle che in psicologia vengono chiamate ferite narcisistiche. Solo così possiamo evitare che siano loro a guidare le nostre reazioni.
Spesso accumuliamo tensioni e stress durante la giornata. Come evitare di scaricare queste emozioni sulle persone che ci stanno vicino?
La prima cosa è acquisire consapevolezza di ciò che stiamo vivendo. Può capitare di subire una situazione frustrante sul lavoro e di arrivare a casa già carichi di tensione. In questi casi è importante riconoscere il proprio stato emotivo e non attribuire automaticamente agli altri la responsabilità del nostro malessere. Fermarsi un momento, respirare, riflettere su ciò che è realmente accaduto può evitare molte discussioni inutili.
Nelle relazioni di coppia, quali sono gli errori più frequenti che trasformano un semplice disaccordo in una crisi?
L’errore più frequente è smettere di ascoltare. Quando ciascuno resta chiuso nella propria posizione, il dialogo si interrompe e il conflitto si irrigidisce. Spesso si dimentica che il partner non è un avversario da battere, ma una persona con cui costruire qualcosa insieme. Se viene meno questa prospettiva, anche le divergenze più piccole rischiano di assumere proporzioni enormi.
Quando una discussione sembra arrivata a un punto morto, quali strategie possono aiutare a ristabilire il dialogo?
La prima strategia è cercare di comprendere autenticamente il punto di vista dell’altro. Non significa necessariamente condividerlo, ma riconoscerne la legittimità. Quando una persona si sente ascoltata e rispettata, le difese si abbassano e diventa più facile trovare un terreno comune. Il dialogo riprende vita proprio nel momento in cui smettiamo di considerarci avversari.
Se dovesse lasciare un solo consiglio a chi desidera migliorare i propri rapporti con gli altri, quale sarebbe?
Ricordare sempre che una relazione vale più di una vittoria momentanea. Nei conflitti dovremmo chiederci meno spesso chi ha ragione e più spesso che cosa stiamo cercando di costruire insieme. Quando impariamo a guardare oltre il nostro orgoglio, il litigio smette di essere una battaglia e diventa un’opportunità di crescita, di conoscenza reciproca e, in definitiva, di umanità.


Ho avuto modo di ascoltare e vedere il podcast della Dott.ssa Daniela Carnemolla e sono stato letteralmente assorbito da questo interessante argomento e dal modo con il quale e’ stato trattato con una ricchezza di concetti ma al tempo stesso resi semplici in una forma divulgativa di sicuro apprezzamento. Di grande gradimento, come sempre, la stesura dell’articolo da parte del poliedrico Prof. F. Pintaldi adattabile a tutte le discipline, Molto bella e interessante l’intervista..
Ho avuto modo di ascoltare e vedere il podcast della Dott.ssa Daniela Carnemolla e sono stato letteralmente assorbito da questo interessante argomento e dal modo con il quale e’ stato trattato con una ricchezza di concetti ma al tempo stesso resi semplici in una forma divulgativa di sicuro apprezzamento. Di grande gradimento, come sempre, la stesura dell’articolo da parte del poliedrico Prof. F. Pintaldi adattabile a tutte le discipline, Molto bella e interessante l’intervista..