Piero Gobetti: la rivoluzione della coscienza

La morte a Parigi: un giovane intellettuale spezzato dal fascismo
La notte tra il 15 e il 16 febbraio 1926 moriva a Parigi, esule, a soli ventiquattro anni, Piero Gobetti. Non aveva ancora compiuto venticinque anni.
Era poco più che un ragazzo.
Aveva già fondato tre riviste – Energie Nove, La Rivoluzione Liberale, Il Baretti – e una casa editrice con la quale pubblicò la prima edizione di Ossi di seppia di Eugenio Montale.
Aveva già costruito un pensiero politico tra i più originali del Novecento italiano.
Piero Gobetti e il fascismo: un’analisi lucida e profetica
Gobetti non fu soltanto un antifascista coraggioso. Fu un educatore della coscienza nazionale.
Quando scriveva che il «mussolinismo» era più grave del fascismo stesso perché confermava nel popolo «l’abito cortigiano» e l’attesa passiva del “duce”, non faceva solo un’analisi politica: metteva a nudo un tratto profondo della nostra cultura civile.
La sua fu una forma di chiaroveggenza nel senso più rigoroso del termine: la capacità di vedere con lucidità ciò che stava accadendo e ciò che sarebbe accaduto. Il fascismo, per Gobetti, non era un incidente storico, ma il sintomo di una immaturità morale della nazione.
La rivoluzione liberale: un progetto di rigenerazione morale
La formula della “rivoluzione liberale” è uno dei nuclei centrali del pensiero gobettiano.
Non uno slogan, non un partito, ma un progetto di rigenerazione civile.
Gobetti riteneva che l’Italia avesse vissuto un Risorgimento incompiuto: l’unità politica era stata raggiunta, ma mancava una vera educazione alla libertà.
Per lui la libertà non era una concessione, ma una disciplina.
Non una parola, ma un esercizio critico permanente.
Formare una classe dirigente consapevole, educare cittadini capaci di responsabilità, radicare la modernità nella coscienza morale: questa era la sua rivoluzione.
L’aridità come disciplina interiore e forza etica
Un concetto chiave del suo percorso è quello di “aridità”.
Gobetti rivendicava una durezza morale, una severità verso se stesso che diventava metodo di formazione. Studio, volontà, solitudine, rigore: in quella aridità si costruiva il carattere.
Non sentimentalismo, ma responsabilità. Non retorica, ma disciplina.
Piero Gobetti è ancora attuale
Forse quella cultura politica che Gobetti aveva impietosamente smascherato non è del tutto scomparsa. La tendenza a delegare, ad attendere l’uomo forte, a sottrarsi alla responsabilità personale: elementi che egli aveva denunciato con lucidità restano interrogativi aperti.

L’incontro ai Cantieri Culturali e il libro di Paolo Di Paolo
Il 19, ai Cantieri Culturali, nello spazio Cre.Zi. Plus, è dedicato un incontro a questa figura centrale del pensiero civile italiano.
Si parlerà anche di Un mondo nuovo tutti i giorni, il romanzo-saggio che Paolo Di Paolo ha dedicato a Gobetti: un’opera che restituisce la tensione morale e la forza intellettuale di un giovane che voleva costruire, un mondo nuovo.
Francesco Pintaldi
