Angkor Wat tra architettura, cosmo e misura del cielo
Conferenza di Archeoastronomia a cura della professoressa Cinzia Defendi

La conferenza dedicata ad Angkor Wat si inserisce in un più ampio ciclo di incontri culturali ideato e promosso dal notaio Salvatore Abruscato, da tempo impegnato nella diffusione di percorsi di approfondimento che coniugano divulgazione scientifica, storia e sensibilità umanistica. Questo appuntamento costituisce la prima parte di un itinerario che intende accompagnare il pubblico alla scoperta di alcune delle più affascinanti espressioni del rapporto tra civiltà antiche e conoscenza del cosmo, attraverso un taglio rigoroso ma accessibile.
Protagonista dell’incontro è stata la professoressa Cinzia Defendi, figura di particolare interesse nel panorama contemporaneo per la sua attività di ricerca al confine tra arte, scienza e simbolismo. Formata presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove ha sviluppato studi legati alla percezione visiva e alla relazione tra armonia e spazio, Defendi ha successivamente approfondito il campo dell’archeoastronomia, con un’attenzione specifica alle applicazioni delle tecnologie satellitari e dei modelli di analisi geospaziale.
La sua attività si colloca in un ambito dichiaratamente interdisciplinare, nel quale convergono competenze artistiche, strumenti scientifici e riflessione teorica. Socia della Società Italiana di Archeoastronomia e attiva anche nel campo della divulgazione, Defendi propone una lettura dei monumenti antichi che non si limita all’aspetto formale o storico, ma mira a restituire il loro significato più profondo: quello di strutture pensate per mettere in relazione l’uomo con il cielo, trasformando lo spazio costruito in un luogo di osservazione, misura e interpretazione dell’universo.
È in questa prospettiva che si colloca l’analisi di Angkor Wat, affrontata non soltanto come complesso architettonico di straordinaria grandezza, ma come espressione di una visione del mondo nella quale sapere scientifico, simbolismo religioso e organizzazione dello spazio si intrecciano in modo indissolubile.

La conferenza su Angkor Wat restituisce l’immagine di un complesso che va ben oltre la dimensione monumentale o artistica: esso appare come un vero dispositivo cosmologico per mettere in relazione l’uomo, la terra e il cielo. Al centro di questa lettura si colloca la disciplina dell’Archeoastronomia, che consente di interpretare il tempio non solo come costruzione religiosa, ma come sistema di osservazione e rappresentazione dell’universo.
L’archeoastronomia: una chiave interpretativa

La conferenza chiarisce con precisione che l’archeoastronomia è una disciplina multidisciplinare, fondata sull’integrazione di dati astronomici, archeologici e culturali. Essa studia come le civiltà antiche osservavano il cielo e incorporavano tali osservazioni nelle loro architetture.
Due aspetti risultano fondamentali: un approccio quantitativo, basato su misure, allineamenti e verifiche; un approccio interpretativo, legato ai sistemi simbolici e religiosi.
Nel caso di Angkor Wat, questi due livelli appaiono convergere in modo coerente: il dato misurabile e il significato cosmologico coincidono.
Angkor Wat come “dispositivo astronomico”
L’analisi mostra che l’intero complesso presenta allineamenti coerenti con fenomeni celesti : orientamento rigoroso ai punti cardinali; allineamenti con equinozi e solstizi; integrazione dei cicli lunari (lunistizi); uso della luce solare e lunare per scandire tempi e spazi.
Questi elementi non sono casuali: costituiscono un sistema coerente, verificabile, che trasforma il tempio in un calendario monumentale.
Particolarmente significativo è il ruolo dell’acqua: i grandi bacini (baray) e i fossati non servivano solo all’irrigazione, ma funzionavano come specchi astronomici, capaci di riflettere il cielo e potrebbero aver facilitato l’osservazione degli astri. In tal modo, il paesaggio stesso diventa strumento scientifico.
Una città-cosmo rivelata dalla tecnologia
Le tecnologie moderne, in particolare il LiDAR hanno rivelato una pianificazione territoriale su larga scala, potenzialmente coerente con modelli simbolici e cosmologici.
Sotto la vegetazione sono emerse: reti di canali e bacini; strade e quartieri; strutture pianificate su larga scala.
Questo sistema rivela una pianificazione in cui ogni elemento — acqua, spazio urbano, architettura — risponde a logiche astronomiche. Il territorio diventa così un unico grande osservatorio.

Cosmologia e architettura: il tempio come universo
L’impianto simbolico del tempio riflette la cosmologia indù: la torre centrale rappresenta il Monte Meru, asse del mondo; i fossati simboleggiano l’oceano cosmico; le strutture concentriche riproducono i diversi livelli dell’esistenza.
Non si tratta di una semplice metafora: è una vera trasposizione spaziale dell’ordine cosmico, dove ogni misura e proporzione partecipa a una logica matematica e simbolica insieme.

Il significato profondo: tra scienza e visione
Uno dei punti più rilevanti emersi nella conferenza è che Angkor Wat rappresenta una sintesi rara: precisione scientifica (allineamenti, misure, cicli); visione simbolica (cosmologia, religione, mito); integrazione territoriale (città, acqua, paesaggio).
In questo senso, l’archeoastronomia diventa una chiave per comprendere una diversa concezione del mondo: una civiltà che non separava l’uomo dall’universo, ma si percepiva come parte di un ordine cosmico condiviso.

La conferenza restituisce dunque Angkor Wat come qualcosa di più di un capolavoro architettonico: esso appare come un sistema di rappresentazione del cosmo” di pietra e acqua, in cui osservazione, misura e simbolo convergono in un’unica visione.
L’archeoastronomia permette di cogliere questa unità profonda, mostrando come il tempio non sia solo costruito nello spazio, ma orientato nel tempo e nel cosmo.



Eccellente articolo, esaustivo, descrittivo della intera relazione della prof.ssa Defendi, ricco di immagini, commenti, riferimenti scientifici, che si conclude con il video della registrazione dell’evento.Leggendo questo straordinario scritto del prof. Francesco Pintaldi conosciamo la la archeoastronomia, una disciplina recente che ha la funzione, come ampiamente detto dalla relatrice e dal prof. Pintaldi, di evidenziare le relazioni che esistono tra antichi monumenti e il cielo stellato. una lettura affascinante, straordinaria, quasi magica, una indagine minuziosa di questo rapporto. Grazie alla relatrice professoressa Defendi e al prof. Pintaldi.
Desidero esprimere la mia più sincera gratitudine al professor Pintaldi per il bellissimo articolo che ha voluto dedicare alla mia presentazione.
Ho letto il suo testo con emozione e profondo apprezzamento, riconoscendovi sensibilità culturale, attenzione ai contenuti e una straordinaria capacità di cogliere il significato più autentico del mio lavoro di ricerca. Ha saputo restituire con chiarezza e finezza il dialogo tra architettura, cosmo e misura del cielo che anima il mio studio su Angkor Wat.
Per me è motivo di grande soddisfazione vedere accolto e valorizzato un percorso di indagine condotto con passione, impegno e spirito interdisciplinare.
Desidero inoltre rivolgere un sentito ringraziamento al dottor Abbruscato, notaio e organizzatore dell’incontro, per l’impegno profuso e per aver reso possibile questo prezioso momento di condivisione culturale, così come a tutto il gruppo per l’attenzione, l’ascolto e la partecipazione dimostrati.
Un pensiero di profonda riconoscenza desidero dedicarlo anche al professor Mangano per la speciale e preziosissima collaborazione offerta alla ricerca di archeoastronomia, contributo di grande valore scientifico e umano.
Con viva cordialità e riconoscenza, un saluto caro a tutti e arrivederci al prossimo incontro.
Grazie