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Quando una città sceglie di cantare insieme

Ieri sera il Teatro Massimo di Palermo ha ospitato un concerto destinato a lasciare un segno nella memoria della città. Non è stata soltanto una riuscita manifestazione musicale: è stata una di quelle serate che, per il loro significato umano e civile, meritano di essere annoverate nella storia culturale di Palermo.

Il progetto era nato prevedendo un coro di circa centoventi persone. La risposta della città, però, ha superato ogni aspettativa. Le richieste di partecipazione sono state centinaia, tanto da trasformare quella che poteva sembrare una difficoltà organizzativa in una scelta di grande valore civile: non escludere nessuno.

Alla fine sul palcoscenico erano quasi trecento coristi.

Una decisione coraggiosa.

E soprattutto una decisione giusta.

Sul palco, durante la presentazione, il Sindaco, gli amministratori comunali e i responsabili del progetto hanno riconosciuto apertamente che quella dell’inclusione era stata una scommessa. Una scommessa vinta.

Non era difficile comprenderne il motivo.

Bastava osservare i volti dei coristi.

Molti di loro mettevano piede per la prima volta sul palcoscenico del Teatro Massimo. Entrare in quel luogo non significava semplicemente partecipare a un concerto. Significava sentirsi parte della storia culturale di Palermo.

Il Teatro Massimo è uno dei più grandi teatri lirici d’Europa ma anche uno dei simboli della città. È uno di quei luoghi nei quali l’arte continua a ricordare che la bellezza non appartiene a pochi, ma a una comunità intera. Per questo, durante la serata, si aveva quasi la sensazione di trovarsi in uno dei “templi” della musica, dove il rispetto per la tradizione si univa alla capacità di guardare al futuro.

L’emozione era palpabile. Non soltanto tra il pubblico. 

Soprattutto tra chi cantava.

Ogni corista sembrava consapevole di rappresentare qualcosa che andava oltre la propria voce: rappresentava una città che aveva deciso di ritrovarsi attraverso la musica.

In questo percorso un ruolo determinante è stato svolto dal Maestro Vincenzo Marino, che ha creduto fin dall’inizio nelle potenzialità del progetto, guidando il coro con competenza, equilibrio e autentica passione. Dirigere un organico così numeroso, composto in gran parte da persone provenienti da esperienze diverse, richiedeva capacità musicali, ma anche qualità umane non comuni.

Prezioso è stato anche il contributo dei musicisti che hanno accompagnato il coro. Un particolare riconoscimento va al violinista Samuele Palumbo, giovane talento della Massimo Youth Orchestra, la cui presenza ha impreziosito l’esecuzione con sensibilità e professionalità.

Il programma della serata, significativamente intitolato “Soglie”, ha proposto un itinerario musicale che partiva dalla tradizione popolare siciliana per approdare a pagine universali come “Va’, pensiero”, quasi a simboleggiare il cammino di una comunità che, attraverso il canto, supera ogni barriera e riscopre il valore dell’appartenenza.

Alla fine sono arrivati gli applausi. Lunghi. Convinti. Meritati.

Ma, più ancora degli applausi, resterà il significato di questa iniziativa. Palermo ha dimostrato che esiste ancora un modo semplice e straordinario per sentirsi comunità: cantare insieme e di superare divisioni, individualismi e distanze.

La lezione più bella lasciata da InCanto per Palermo è proprio questa.

Le città non diventano grandi soltanto per i loro monumenti.

Diventano grandi quando i loro cittadini imparano a riconoscersi in essi, a viverli e a considerarli parte della propria identità.

Per una sera il Teatro Massimo   è diventato  il luogo dell’opera e la voce stessa di Palermo.

3 pensieri riguardo “Quando una città sceglie di cantare insieme

  • Domenico ortolano

    Confermo la bella serata trascorsa in questo splendido teatro ed assistere allo spettacolo dei coristi che rappresentavano la Sicilia e tutte l’età è stato un vero godimento

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  • Salvatore Abbruscato

    Grazie al prof Pintaldi per questo articolo che non ha solo la funzione di informare e di farci conoscere l’esecuzione di un. Evento straordinario, unico ma anche contiene una valutazione della sua importanza culturale e sociale.

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  • Rosario Sanguedolce

    Mi sarebbe piaciuto essere presente ma ormai le decisioni e’ difficile prenderle se non impossibile. Ho letto il tuo articolo con interesse e come al solito coniuga l’aspetto tecnico con la musica con eccellenti risultati. Un popolo che sa cantate ha un passato e un futuro sicuramente; la voce umana è lo strumento più completo che esiste se poi viene educata da un bravo maestro i risultati sono eccellenti. Non so se hai visto il film di Fellini “e la nave va” li si può capire cosa e’ un bella voce e quando il soprano vuole descrivere il canto della defunta Tetua fa un gesto con la mano che compie dei giri sempre più in alto. Il riferimento ovvio è alla Callas.

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