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Maturità 2026: tra Pavese, Costituzione e Intelligenza Artificiale

Anche quest’anno migliaia di studenti italiani si sono trovati davanti al tradizionale appuntamento con la prima prova dell’Esame di Stato. Le tracce proposte dal Ministero hanno offerto un percorso articolato tra letteratura, storia, attualità e riflessione civile.

Tra gli autori scelti figurano Cesare Pavese e Vitaliano Brancati per l’analisi del testo letterario; Giuseppe Saragat, Piero Bianucci e Frank Furedi per il testo argomentativo; mentre i temi di attualità hanno invitato i candidati a riflettere sul valore della meraviglia e sull’importanza dell’impegno personale attraverso testi di Wenke Husmann e Mario Calabresi.

Si tratta di una scelta che sembra voler privilegiare la capacità di interpretare la realtà, di argomentare e di collegare saperi diversi, piuttosto che la semplice memorizzazione di contenuti. Una direzione che appare condivisibile e coerente con le esigenze della società contemporanea.

Tuttavia, l’edizione 2026 dell’esame porta inevitabilmente con sé una domanda nuova, che fino a pochi anni fa non avrebbe avuto senso porsi: quale significato assume una prova scritta tradizionale nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale?

Per gran parte dell’anno scolastico gli studenti convivono ormai con strumenti capaci di sintetizzare testi, suggerire interpretazioni, correggere elaborati, tradurre documenti, proporre schemi e perfino simulare discussioni. L’Intelligenza Artificiale è entrata nelle case e nelle scuole con una rapidità sorprendente, trasformandosi in una sorta di tutor sempre disponibile.

Molti docenti guardano a questo fenomeno con preoccupazione; altri, invece, ne riconoscono le potenzialità educative. La realtà, probabilmente, è più complessa. Come è accaduto per la calcolatrice, per Internet e per i motori di ricerca, l’innovazione tecnologica non sostituisce necessariamente il pensiero umano, ma ne modifica profondamente le modalità di esercizio.

Eppure il giorno dell’esame tutto cambia. Gli studenti si ritrovano improvvisamente soli davanti al foglio bianco. Nessun motore di ricerca, nessun assistente virtuale, nessun suggerimento automatico. Solo la propria preparazione, la capacità di organizzare le idee e di esprimersi con chiarezza.

Nasce così un apparente paradosso: durante il percorso di studio si utilizzano strumenti sempre più avanzati, mentre la valutazione finale continua a svolgersi secondo modalità sostanzialmente immutate da decenni.

È una contraddizione? Forse no.

L’esame di maturità conserva infatti una funzione che va oltre la verifica delle conoscenze. Rappresenta un momento in cui lo studente è chiamato a dimostrare ciò che ha realmente interiorizzato. Non ciò che riesce a trovare, ma ciò che sa comprendere, collegare e rielaborare autonomamente.

La vera sfida del futuro potrebbe allora non essere quella di escludere l’Intelligenza Artificiale dalla scuola, ma di insegnarne un uso intelligente e critico. Un buon studente non sarà colui che ignora questi strumenti, ma colui che saprà utilizzarli senza diventarne dipendente.

Forse, tra qualche anno, anche gli esami cambieranno. Potrebbero nascere prove nelle quali l’uso controllato dell’Intelligenza Artificiale sarà consentito, così come oggi è consentito utilizzare alcuni strumenti tecnologici in molte professioni. Del resto, nella vita reale nessun medico, ingegnere, avvocato o ricercatore rinuncia volontariamente alle tecnologie che possono aiutarlo a lavorare meglio.

Resterà però una competenza che nessuna macchina potrà sostituire completamente: la capacità di formulare domande significative, di esercitare il pensiero critico e di assumersi la responsabilità delle proprie idee.

Forse è proprio questo il senso più profondo della maturità nel XXI secolo. Non dimostrare di sapere tutto, ma dimostrare di saper pensare.

E, in fondo, le tracce di quest’anno sembrano suggerire esattamente questo: leggere Pavese, riflettere sulla Costituzione, interrogarsi sulla meraviglia o sul valore dell’impegno significa ancora confrontarsi con ciò che rende autenticamente umana la nostra esperienza. Un terreno sul quale l’Intelligenza Artificiale può certamente aiutare, ma non può sostituirci.

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