JOLANDA. LA REGINA SENZA INFANZIA
Commento critico a cura di SANDRA GUDDO

Ci sono figure storiche che attraversano il tempo lasciando tracce minime, quasi impercettibili, eppure cariche di un significato profondo. Non dominano la scena, non costruiscono il proprio mito con gesti clamorosi, ma restano sospese ai margini della narrazione ufficiale, in attesa di una voce che le restituisca alla memoria.
Jolanda di Brienne appartiene a questa categoria: una regina giovanissima, segnata da un destino già scritto, la cui esistenza si consuma rapidamente tra esigenze politiche, equilibri dinastici e un’infanzia interrotta troppo presto. Raccontarla oggi significa non solo ricostruire un frammento di storia medievale, ma anche interrogarsi sul rapporto tra potere e fragilità, tra ruolo imposto e identità personale.
Il contributo che segue di Sandra Guddo — un commento critico al volume Jolanda. La regina senza infanzia — mette in luce proprio questo nodo: la capacità della narrazione di dare voce a chi, nella storia, è rimasto in silenzio. Attraverso una lettura attenta e partecipe, emerge non solo il profilo di una figura storica, ma anche il senso più ampio di un’operazione culturale che intreccia memoria, emozione e consapevolezza.
In questo senso, il testo si inserisce pienamente in una sensibilità contemporanea che avverte come urgente il bisogno di restituire parola alle esistenze marginali, mostrando come anche le vite più brevi — se raccontate — possano acquisire una durata più ampia, quasi simbolica.
Solo poche persone hanno la capacità, l’intelligenza e la sensibilità come Francesco Pintaldi, di interpretare il proprio tempo. Infatti, oggi siamo qui “hic et nunc”, ospiti della manifestazione “La via dei Librai” per parlare di Jolanda, la seconda moglie di Federico II e, guarda caso, proprio a pochi passi dalla cattedrale di Palermo dove si trova il sarcofago di porfido rosso del grande imperatore svevo.
Ma ciò non sarebbe sufficiente se a ciò non si aggiungesse che il nostro Autore intende dare voce a chi non l’ha avuta quando era in vita, come appunto è accaduto a Jolanda, vissuta in silenzio e come un’ombra sparita, giovanissima, senza aver avuto modo di esprimere ciò che pensava, ciò che desiderava veramente per sé.
